Economia/ Ecco perchè la "Grande Distribuzione" non ci piace

Ci è stato chiesto perchè da parte nostra vi sia tanta attenzione (qualcuno dice ostilità) nei confronti della "grande distribuzione". La domanda, rivolta sempre garbatamente da alcuni lettori, ha una risposta abbastanza semplice che si può riassumere, in gran parte, negli argomenti già trattati negli articoli pubblicati dall'8 al 9 novembre 2010. In sintesi:

- la Grande Distribuzione altera il meccanismo della concorrenza, innanzitutto dal lato della produzione, imponendo condizioni capestro su tale versante. Ciò rende la vita sempre più difficile a tanti piccoli e medi produttori (pensiamo al mondo agricolo, ad esempio), i quali si vedono "tagliare" ogni minimo utile che finisce nelle tasche di chi detiene il monopolio distributivo. Questo però, alla lunga, si traduce in un gravissimo danno per il sistema produttivo del nostro paese, perchè emargina tanti soggetti capaci e validi solo per favorire appunto la GDO (grande distribuzione organizzata).

- In ogni caso, essa è deleteria anche per quanto riguarda gli interessi dei consumatori. La favoletta che essa, realizzando grandi economie di scala, avrebbe abbassato i prezzi, si è rivelata nei fatti tale, cioè una favola bella e buona, in quanto tutti i benefici dell'economia di scala sono stati trattenuti dalla stessa distribuzione, senza che un solo centesimo finisse nelle tasche dei consumatori. Peraltro, non ci voleva un profeta per capirlo anche prima, basti vedere quello che succede da decenni nei settori tradizionalmente appannaggio dei grandi monopoli (esempio, la distribuzione dei carburanti). Francamente, nella vostra vita avete mai visto scendere (seriamente, s'intende...) il prezzo della benzina?

- La GDO, poi, scarica sulla collettività una serie enorme di oneri impropri di cui solo i più avvertiti si rendono conto. Essi hanno un costo elevatissimo, che quindi i cittadini contribuenti pagano in modo "grigio", cioè senza saperlo, ma nondimeno pagano, e pagano caro. Un esempio tra i più eclatanti è quello degli imballaggi (il più che noto "packaging") e del loro smaltimento. La grande distribuzione alimentare si regge tutta sul sistema dell'imballaggio (avete mai notato che per comprare quattro pesche le "piazzano" in una quantità enorme di polistirolo?). Ebbene, gli imballaggi rappresentano ormai una frazione preponderante dello stock dei rifiuti urbani, che le esperienze recenti dimostrano essere uno dei problemi di più difficile gestione. Anche questi, come si diceva, con costi altissimi per la collettività. Non c'è bisogno di andare a Napoli per accorgersene. Quindi anche l'osservatore più sprovveduto si accorgerà che la grande distribuzione "fa profitto" (anche) attraverso un meccanismo che scarica sulla collettività dei costi che le sarebbero propri.

Abbiamo sintetizzato al massimo il problema, che ovviamente meriterebbe ben altro approfondimento, e non è escluso che in futuro non si possa fare. Quanto allo specifico della realtà riminese, che la grande distribuzione abbia beneficiato a dismisura in tutti questi anni della benevolenza pubblica, è sotto gli occhi di tutti, e non crediamo che ci sia bisogno di particolari dimostrazioni. Questo non riguarda solo le realtà più grandi ed evidenti (Iper Le Befane, o Malatesta), ma anche casi più piccoli e nascosti ma, cionondimeno altrettanto, significativi.

Ad esempio: qualcuno si è mai chiesto perchè l'unica realtà commerciale significativa nel Centro Storico (ovviamente nel settore alimentare), e cioè il Mercato Coperto, debba essere penalizzato da un sistema di viabilità e parcheggio assolutamente deleterio, che sembra fatto apposta per scoraggiare gli utenti, quando alle realtà concorrenti sono stati concessi tutti i possibili vantaggi? Tutto questo è avvenuto per di più sotto gli occhi di tutti, e nonostante le proteste (ovviamente inascoltate), di tanti piccoli operatori. Ci si può anche chiedere perchè, in realtà, lo stesso Mercato Coperto sia ormai per oltre la metà della sua superficie attualmente gestito da una realtà della grande distribuzione, con ciò vanificando la sua stessa natura e finalità che dovrebbe essere quella di salvaguardare, con il piccolo commerciante, anche il piccolo consumatore.

Tutto questo nella più assoluta indifferenza (anzi con la fattiva collaborazione!) dell'Ente proprietario (il Comune di Rimini) che, invece, avrebbe dovuto cercare di salvaguardare le finalità proprie di quello che, non per caso, dovrebbe essere un "Mercato". Con ciò speriamo di aver dato una prima risposta alla domanda postaci dai lettori. (nella foto, il Mercato Coperto)

M.C.

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