Economia/ Con Marchionne che facciamo? Lo impicchiamo?

Durante la seconda guerra mondiale, in un colloquio riservato nelle alte sfere tedesche, si sosteneva che l'impiccagione sarebbe stata la fine, in Germania, di molti alti responsabili italiani a causa delle cifre errata che fornivano, a tutti i livelli, sulla produzione industriale e sulle scorte, impedendo in tale modo il corretto governo del settore economico-militare. Da allora l'Italia è cambiata parecchio ma a quanto sembra ci sono vizi duri a morire ed uno di essi è quello di modificare la realtà con artifici quando essa sembra non combinarsi con quanto ci piace dire.

Riprendo l'uscita che Sergio Marchionne, massimo dirigente Fiat, ha fatto in televisione circa due settimane fa e le reazioni dei giorni successivi. Pochi hanno apprezzato la sua, magari indelicata, frnchezza. I più gli hanno rinfacciato l'indurimento delle condizioni di lavoro nella azienda da lui diretta, i finanziamenti presi dallo Stato, il suo stipendio troppo alto ed anche una velata minaccia di portare le fabbriche della Fiat fuori dell'Italia. Quella che è invece in gran parte mancata è una risposta semplice e chiara a tutti coloro che ascoltavano.

Marchionne ha detto due cose gravi: una che la Fiat in Italia non fa più alcun utile; la seconda che il nostro Paese è ormai agli ultimi posti nella classifica tra i produttori industral. Non cresce più. Ciò che tutti coloro che hanno responsabilità ci devono dire in chiaro, e prima di ogni altra cosa, è se quelle due affermazioni sono vere o no. Questo perchè se ciò che ha detto è falso, lo impicchiamo ma se ha detto il vero altro che critiche. Allora: o lo si accusa di essere un incapace, ma credo sia difficile, o gli si riconosce l'onestà intellettuale ed il coraggio, che sembra occorrere nel nostro Paese, di avere detto le cose come stanno.

Poi, il fatto che chi vive di stipendio fisso ,dipendenti della Fiat compresi, si siano in questi anni progressivamente impoveriti anche nel confronto interno con altri ceti sociali, non cancella quella verità, la rende anzi più drammatica e attuale. Occorre, oggi più che mai, chiedere verità a tutti e per tutti, perchè solo partendo dalla consapevolezza diffusa della gravità del nostro stato e della natura e profondità dei cambiamenti in atto, è poi possibile mettere in campo soluzioni innovative per una situazione mai vista prima. E forse ancora più che i mitici sacrifici, oggi può essere utile l'unità nazionale di intenti, chiarezza, tolleranza.

Le cose che ha detto Marchionne, le hanno già dette più volte, anche se con altre parole, la signora Marcegaglia, a capo degli industriali e tanti altri esponenti dell'economia, della politica ed anche del sindacato nelle loro critiche al governo, sovente accusato di immobilismo. Ed in merito al trasloco delle aziende fuori dall'Italia, sono tanti coloro che non minacciano più di farlo semplicemente perchè lo hanno già fatto, oppure hanno chiuso la produzione propria e si limitano a vendere quella degli altri.

In situazioni come questa, le utili bugie per tenere buono il popolo possono essere di enorme danno e la verità è invece indispensabile per chiamare tutti, dal basso fino ai gradini alti, a fare bene la propria parte. E' mia opinione che sia questa la principale chiave di uscita. Più verità, più spirito di collaborazione. La politica? E' molto importante! Ha difetti ? cambiare è possibile.

Steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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