|

NASCE ALIEUTICA!
Maggiori informazioni
sul WEBLOB
| Editoriale |
Pensieri buoni e cattivi, divagazioni e proposte
a cura della redazione.
Perchè le cose da dire e da discutere tra pescatori, le informazioni
da far circolare, le idee, sono non poche.
INDICE DEGLI ARTICOLI
|
|
G.Boschetti
M.Marziani
|
 |
ATTENZIONE : questa articolo del sito e' stato spostato al seguente indirizzo
http://www.spinningonline.it/magazine/articolo.asp?articolo=21
Su Anteprima.net continuera' ad esistere senza pero' aggiornamenti.
Si prega gentilmente di aggiornare i bookmark. Grazie
EDITORIALE
Ovesca addio
Nei primi anni Settanta, quando ancora "di mestiere"
facevo il bambino, l'Ovesca era il torrente dei miei sogni. Ricco
d'acqua e di trote solcava la valle Antrona, una delle più belle
e ignote vallate dell'Ossola, in Piemonte, nell'alto novarese. Aspettavo
con ansia i mesi estivi quando potevo recarmi in vacanza in quello
che allora era un vero angolo di paradiso: montagne incantate, boschi
ricchi di funghi, il latte appena munto che lasciava i baffi di
panna, il camino sempre acceso e, soprattutto, le trote dell'Ovesca.
Tante, belle, fario e iridee coloratissime da pescare nei sottoriva
durante il periodo del disgelo o nelle belle buche d'acqua trasparente
una volta sciolte le nevi. Ho pescato sull'Ovesca e sui suoi piccoli
e nascosti affluenti, tutte le estati fino al 1978. Ho imparato
a conoscerlo, sono diventato un "bravo" pescatore, ho
catturato decine di pesci bellissimi in un torrente a pochi passi
da "casa". Uscivo dalla baita di famiglia - "Casa
Marziani" in quel di Pra Bernardo, piccolo agglomerato di case,
un tempo villaggio di minatori - scendevo a piedi fino a Madonna
e... mi infilavo nel torrente.
"Casa Marziani" c'è ancora, ho ricominciato a frequentarla
nel 1990, ogni anno. E pure l'Ovesca c'è ancora: ogni anno più triste,
ogni anno più povero d'acqua. Tra le storiche centrali dell'Enel
e le centraline private, oggi lungo il corso del torrente (una dozzina
di chilometri in tutto) e dei suoi affluenti si contano almeno una
decina di punti di captazione. Aggiungete la "naturali"
alluvioni di questi anni, la progressiva scomparsa dei ghiacciai
e qualche scarico industriali nella parte terminale e immaginate
che torrente è rimasto oggi. Eppure le trote ci sono, sia per le
immissioni di novellame da parte dell'Avpmo un tempo (e della Fipsas
oggi), sia per la caparbia capacità riproduttiva delle marmorate
locali. Dal 1990, ogni anno, con il ricordo del mio torrente dei
sogni, sono sceso nell'Ovesca a pescare, cercando soprattutto posti
con un po' d'acqua e pesci degni - per dimensione - di questo nome.
Ogni anno ho visto un torrente sempre più triste, affannato, povero
d'acqua. Ho sempre dato la colpa all'annata particolarmente siccitosa,
all'alluvione di qualche anno prima, a... Volevo coltivare il mio
sogno e il mio ricordo. E scendevo, sempre più verso valle alla
ricerca di qualche bel pesce. Alla fina, la zona che dava più "frutti"
era quella di Villadossola, il fondovalle cittadino. C'era un bel
tratto a monte del paese dove, con fatica si prendeva qualche trota,
anche con punto sui 40 cm. E, per chi ci va tutto l'anno, sorprese
superiori al chilo (personalmente una sola). Quest'anno il tratto
di torrente in questione è poverissimo d'acqua, massacrato dagli
ennesimi prelievi. A valle c'è il paese, con il campo di gara: una
media di due gare al mese, più prove varie durante la settimana.
Immissione continua di trote adulte. Finché non le prendono tutte
ci sono solo loro. Metti e pesca. Paradossalmente è la zona più
frequentata dai pescatori (ovviamente dopo le gare).
Quest'anno l'unica zona con l'acqua e un po' di pesci era a valle
di Villadossola, fino alla confluenza con il Toce. Il torrente è
bello, ci sono molte trote, soprattutto marmorate di piccola taglia
(roba sui 27-28 cm.; non si possono trattenere perché la misura
è 35, però escono da tutti i buchi), ma si pesca sotto la superstrada,
di fianco ad uno scarico industriale, a due passi dalla zona industriale,
sotto ai cavi dell'alta tensione e al ponte della ferrovia. Altro
che luogo dei sogni della mia infanzia. Più in su, fino in cima
alla valle, l'acqua è sempre poca, pochissima. Nulla rispetto a
quella dei miei dieci anni. Ho deciso che sogni e ricordi non bastano
più: non pescherò mai più nell'Ovesca, in questo Ovesca distrutto
e martoriato da altri interessi, sempre più "importanti"
del fiume che mi ha fatto felice quand'ero bambino. Un fiume che
posso raccontare ai miei figli come nella canzone di Guccini il
"Vecchio e il Bambino": io parlo dell'Ovesca di un tempo,
ma loro vedono sassi e un filo d'acqua che scorre a fatica. Purtroppo
quella dell'Ovesca è una storia che ognuno di noi potrebbe
raccontare, semplicemente cambiando nome al torrente...
Michele Marziani
|