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n° 1/99

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Schede paese

Tutto, ma proprio tutto, sul Brasile

Un territorio ricco di riserve naturali e di opportunita' commerciali nonostante i problemi economici che lo hanno recentemente colpito

Notizie generali
Il Brasile e' una Repubblica federativa con poteri concentrati nel governo federale. La Costituzione, promulgata il 5 ottobre 1988, stabilisce un sistema presidenziale con tre poteri indipendenti: esecutivo, legislativo e giudiziario.
Amministrativamente, il Brasile e' diviso in 26 Stati e un Distretto federale (Brasilia). Negli Stati, il potere esecutivo e' esercitato dai governatori, eletti per un periodo di quattro anni; il potere legislativo e' esercitato dai deputati degli Stati, anche loro eletti per un periodo di quattro anni; il potere giudiziario e' attribuito ai tribunali degli Stati, sotto la giurisdizione del Supremo Tribunale Federale e del Tribunale Superiore di Giustizia.
Insieme all'Argentina, all'Uruguay e al Paraguay, il Brasile forma il Mercato comune del Sud (Mercosul) che conta su un bacino d'utenza di circa 200 milioni di persone. Oltre mille imprese hanno gia' ottenuto il certificato Iso 9000.

I capitali stranieri in Brasile
E' vietata la partecipazione di capitale straniero nelle seguenti attivita': energia nucleare, servizi sanitari, proprieta' e amministrazione di giornali, riviste e altre pubblicazioni come pure di reti radiotelevisive, proprieta' di aree rurali ed attivita' commerciali in zone di frontiera, industria della pesca, servizio delle poste e telegrafi, concessioni di linee aeree interne, industria aerospaziale.
Esistono ancora restrizioni alla partecipazione del capitale straniero in istituzioni finanziarie e in societa' di assicurazioni. L'investimento straniero nel mercato interno di titoli e valori mobiliari e' limitato ai seguenti mezzi: societa' di investimento, fondi di investimento, portafogli amministrati di persone fisiche e giuridiche residenti all'estero; portafogli amministrati di investitori istituzionali stranieri.
Il capitale straniero deve essere registrato presso la Banca centrale del Brasile, che emettera' un certificato di registro corrispondente alla somma investita. Gli investimenti saranno sempre registrati nella moneta effettivamente entrata in Brasile. Non e' necessaria nessuna autorizzazione ufficiale per gli investimenti in moneta. La conversione di crediti esterni in investimento e' soggetta all'autorizzazione della Banca centrale. Ottenuta questa autorizzazione, e' necessario effettuare una operazione simbolica di cambio rappresentando la compravendita della moneta straniera.
Il capitale straniero registrato presso la Banca centrale potra' essere in qualsiasi momento rimpatriato, senza autorizzazione. Le rimesse che eccedono la quantita' registrata saranno considerati guadagni di capitale in beneficio dell'investitore straniero, essendo pertanto soggette alla detrazione del 15% a titolo di imposta sui redditi. Nel caso specifico di rimpatrio di capitale, si deve osservare che la Banca centrale esamina abitualmente il patrimonio netto della societa' in questione, cosi' come viene dimostrato nel suo bilancio. Se il patrimonio netto e' negativo, la Banca centrale potra' decidere che e' esistita una diluizione dell'investimento, negando cosi' l'autorizzazione per il rimpatrio di una parte dell'investimento proporzionale a quella del risultato negativo verificato.

Il mercato interno
Il Brasile rappresenta un mercato enorme e tendenzialmente in forte sviluppo, anche se resta soggetto a ricorrenti crisi "importate" ed e' condizionato da una notevole fragilita' finanziaria. Tradizionale l'attivo per l'Italia negli scambi bilaterali. I settori piu' proficui per il "made in Italy" sono: autoveicoli e loro parti staccate; macchinari elettrici e non, nonche' le loro componenti; apparecchi per telecomunicazioni; macchinari per l'industria tessile; macchinari per la lavorazione dei metalli; macchine utensili; prodotti metalmeccanici e chimico - farmaceutici; metalli preziosi.
Il reddito delle persone giuridiche e' soggetto a un'aliquota del 15%, mentre e' prevista un'addizionale del 10% sugli imponibili superiori a 240mila real. E' inoltre prevista per le societa' un'imposta municipale che varia molto da citta' a citta'. Sulle persone fisiche si applica un'imposta sul reddito progressiva, con aliquote che variano dal 15% dopo i primi 10.800 real fino al 27,5%% per i redditi superiori a 21.600 real.

La situazione politica
La maggiore incognita che emerge oltre alla cruciale questione del risanamento finanziario, e' costituita dalla tenuta del sistema politico. Se e' vero che l'alto grado di maturita' dell'elettorato brasiliano si e' potuto misurare nelle recenti elezioni, e' altrettanto vero che due durissimi "pacchetti" di austerity in meno di un anno non possono non lasciare tracce profonde nel tessuto sociale del Paese. Specie se si considerano le disuguaglianze nella distribuzione del reddito, che restano tra le piu' stridenti del mondo: solo il 2% della popolazione guadagna oltre 2mila dollari al mese, mentre il 15% resta sotto i 100 dollari. Il "piano real", voluto dal presidente Cardoso ha sconfitto l'iperinflazione con l'attuale livello dell'1% nei 12 mesi antecedenti a luglio '98: per ora le masse di diseredati sembrano pronte ad accettare un'altra dose di sacrifici piuttosto che il ritorno ad aumenti dei prezzi dell'ordine del 2.000% annuo ancora in atto solo quattro anni or sono.

Alle origini della crisi
Il Paese, con 806 miliardi di dollari, si colloca al settimo posto mondiale davanti alla Cina (766 miliardi) per ricchezza prodotta e per la prima volta lo scorso anno il reddito dei brasiliani ha superato i 5mila dollari procapite. Su queste ambizioni di arricchimento accelerato si sono abbattute le misure di austerity adottate dal Brasile il 10 novembre 1997 per combattere una possibile crisi finanziaria "importata" dall'Estremo Oriente, che sono state di gran lunga le piu' dure varate dall'America latina in tutti gli anni '90 e hanno condizionato negativamente l'andamento della crescita del Paese.
L'ammontare dell'intero pacchetto della manovra, articolato in 51 voci, e' stato di 17,7 miliardi di dollari, pari al 2,4 % del Pil (come risultato di minori spese per 10 miliardi e maggiori introiti per circa 8) e mirava a riportare sotto controllo la spesa pubblica in un biennio. I fendenti governativi sono calati impietosi a destra e manca (riduzione di 33mila dipendenti pubblici, tagli a diversi progetti infrastrutturali, risanamento delle finanze locali, aumenti d'imposta su auto, bevande e servizi pubblici, incremento del 10% delle imposte sui redditi personali, rialzo dei dazi doganali, forti rincari nel costo del denaro, accentuazione del programma di privatizzazioni, il piu' vasto del mondo con 200 miliardi di dollari d'introiti attesi entro il 2005, di cui 50-60 miliardi entro il 2000), ma il risultato di mantenere bassi i prezzi e di ripristinare la fiducia esterna nella valuta e' stato assicurato solo fino alla tarda primavera del '98.
Il timore di una nuova perdita di controllo sul deficit delle partite correnti, frutto a sua volta della sostanziale sopravvalutazione del real rispetto al dollaro, e soprattutto sul deficit pubblico (7,8% del Pil), hanno causato un attacco concentrico della speculazione internazionale e del risparmio interno. A partire dal 21 agosto '98, data ufficiale di esplosione della crisi per l'arrivo "dell'effetto vodka" dalla Russia, si e' registrata una simultanea frana della Borsa (giunta a perdere oltre meta' del suo valore fino al 10 settembre, il "giovedi' nero" in cui il crollo e' stato del 16% in un giorno solo) e un'emorragia imponente di capitali al ritmo medio di 1-2 miliardi di dollari al giorno (con una punta di 4 miliardi proprio in quel fatidico 10 settembre), con le riserve valutarie passate in un paio di settimane da 74 a 51 miliardi di dollari. Tutto cio' ha costretto il presidente Cardoso, in un disperato tentativo di difesa del real, ad elevare i tassi d'interesse fino al 49,75%.

Un debito enorme
Restano pero' aperti tutti gli interrogativi che hanno portato il Brasile nel mirino della speculazione internazionale. Anche qui, a creare un non imprevedibile "effetto vodka", ha giocato l'elemento sfiducia in una situazione finanziaria complessivamente da brivido. Il debito interno e' enorme (circa 300 miliardi di dollari), quello estero pure (da oltre 160 miliardi di dollari nel 1996 a 198 miliardi nel '97 agli attuali 215 circa, secondo stime di J.P. Morgan) e solo le forti riserve valutarie accumulate (74 miliardi prima della nuova crisi, ma non piu' di 50 a meta' settembre del 1998) hanno consentito al sistema di tenere per il tempo necessario ad adottare il maxi - pacchetto anticrisi.
Queste grandi riserve si sono finora giustificate anche col fatto che il Brasile e' andato accumulando un passivo commerciale vistoso (9,5 miliardi per il 1997, che sarebbero saliti a 12 senza i ricordati interventi correttivi) e uno di parte corrente decisamente disastroso: ben 33 miliardi complessivi in tutto il 1997.

Le prospettive
Le misure valutarie d'emergenza adottate (segnatamente il segnale lanciato con il forte balzo dei tassi d'interesse ) hanno prodotto alcuni effetti positivi. Soprattutto hanno ridato una sferzata d'ottimismo agli ambienti finanziari sia la notizia ufficiosa (ma avallata dal direttore generale del Fmi, Michel Camdessus) sulla disponibilita' del Fondo a sostenere un "prestito forte e credibile" (si parla di ben 50 miliardi di dollari: 15 dal Fmi, meta' dei quali raccolti sui mercati internazionali dei capitali, 10 dalla Banca mondiale e dal Banco interamericano di sviluppo, mentre dai maggiori Paesi industrializzati proverrebbe il resto.

Le quattro vittime (+ una)
La prima vittima predestinata della crisi appare il tasso di sviluppo. Mentre il 1997, secondo i dati comunicati in gennaio dall'Istituto di statistica di Brasilia, si e' chiuso con una crescita del 3,5%, nel '98 il Pil non e' aumentato, mentre nel 1999 sara' recessione (-1%/-2% le prime stime che cercano d'inglobare l'effetto austerity).
A corollario stanno la crisi ormai conclamata di alcuni settori industriali finora traenti, come l'automobilistico (con un taglio del 15%-20% della produzione prevista per il 1999) e il siderurgico.
La seconda sono i conti dello Stato: il deficit pubblico e' balzato ad oltre 62 miliardi di dollari nei 12 mesi terminati a giugno '98, in parte a causa di un boom delle spese del Governo federale centrale e degli stati locali, ma soprattutto a causa della forte lievitazione del servizio del debito interno (ormai superiore al 6% del Pil) dovuta agli elevati tassi d'interesse. Infatti il debito interno brasiliano, che ammonta a circa 300 miliardi di dollari, e' costituito in gran parte da obbligazioni a tasso variabile: ogni manovra a difesa della valuta (a sua volta assai sensibile al legame col dollaro, creato per scongiurare i fantasmi ancora brucianti dell'iperinflazione) crea percio' immediati e fortissimi squilibri nel bilancio statale. La terza vittima, per ora potenziale, appare la politica commerciale liberistica, finora dogma della politica di risanamento economico ma ora non piu' cosi' salda. Il primo passo verso una politica protezionistica e' costituito dall'annunciata, imminente adozione di misure cosiddette di "potenziamento della competitivita' delle industrie nazionali": in sostanza, maggiori ostacoli normativi all'importazione dall'estero, anche se resta da ottenere una deroga temporanea dagli altri partner del Mercosur (e in seconda istanza un placet ancor piu' problematico dall'Organizzazione mondiale del commercio). Il bersaglio al quale mirano questi provvedimenti e' costituito in particolare dall'interscambio con l'Asia: mentre l'export latino-americano verso l'Estremo oriente e' triplicato da circa 7 a 20,3 miliardi di dollari nel decennio 1986-96, l'import nello stesso periodo e' quintuplicato, passando da 5,4 a 27,2 miliardi. E' comunque piu' che probabile che gli altri blocchi regionali non digeriranno facilmente l'iniziativa.
Quarta vittima sara' probabilmente la riforma delle pensioni, che giace in Parlamento fin dal 1995 senza che sia stato possibile costituire una maggioranza in grado di far approvare una legge tanto impopolare. Finora, infatti, i brasiliani hanno potuto ottenere il pensionamento a eta' incredibilmente basse (in alcuni casi anche inferiori a 50 anni), ma cio' costa allo Stato la copertura di uno squilibrio sempre piu' insostenibile: quest'anno, ad esempio, tra raccolta dei contributi ed erogazione dei trattamenti vi sara' un disavanzo di ben 7 miliardi di dollari.
Quinta vittima, la piu' illustre, appare il legame tra il real e il dollaro. Secondo il giudizio pressoche' unanime del mondo finanziario e dei mercati, e' quasi inevitabile che il Brasile si affretti ad adottare una svalutazione del 15%-20% per evitare un crollo valutario rovinoso come quello verificatosi in Russia e per contribuire a risanare i conti con l'estero. Un ulteriore potenziamento per "fare cassa" potrebbe invece ricevere l'enorme programma di privatizzazioni. I principali settori interessati sono quello elettrico (85 miliardi di dollari di valore), trasporti e porti (39 miliardi circa), carta e cellulosa (12,5 miliardi), minerali e cemento (6), ferro e siderurgia (5,5). Su tutte spicca pero' la compagnia petrolifera nazionale Petronas, il piu' prezioso gioiello di famiglia con il suo valore stimato di ben 47 miliardi. Sul piano territoriale, poi, il fenomeno riguarda tutto il Paese: il Nord Est, ad esempio, vale da solo 30 miliardi.

Strumenti comunitari e nazionali di cooperazione
Per quanto concerne le relazioni dell'Ue con il Brasile e' in vigore l'accordo quadro di cooperazione tra la Comunita' economica europea e la Repubblica federativa del Brasile del 21 maggio '92. L'accordo quadro e' diretto a favorire lo sviluppo della cooperazione in materia di scambi commerciali, investimenti, finanze e tecnologia. E' in vigore anche un accordo quadro del novembre '95 fra Ue e Mercosur per promuovere scambi commerciali.
La Bei ha concluso nel dicembre del '94 un accordo grazie al quale potranno essere finanziati programmi segnatamente nei settori della salvaguardia ambientale, dell'integrazione regionale e dell'ammodernamento delle tecnologie di produzione. Per favorire la creazione di joint venture tra imprese Ue e imprese locali sono disponibili risorse finanziarie sul programma Ecip nonche' finanziamenti gestiti dalla Bei. Per quanto riguarda invece la cooperazione finanziaria orizzontale dell'Ue nei confronti dei Paesi dell'America latina esiste Al-Invest che e' un programma quadro di cooperazione teso a promuovere gli investimenti e la cooperazione industriale tra piccole e medie imprese europee e latino americane.
Il Ministero del Commercio con l'estero, con la legge n. 83 del 21 febbraio '89 concede un contributo annuale sulle spese sostenute per l'esportazione dei beni e servizi prodotti dalle imprese associate ai Consorzi-export. Le richieste di contributo relative all'esercizio consortile del '95 dovranno essere fatte pervenire al Ministero del Commercio con l'estero Direzione generale per lo sviluppo degli scambi - Divisione I.
Esiste poi la legge n. 304 del 20 ottobre '90 che sostiene la partecipazione di imprese italiane a gare di appalto internazionale. Infine la Simest (finanziaria di sviluppo a partecipazione pubblica e privata istituita con la legge n. 100 del 24 aprile '90) rappresenta un importante strumento diretto a promuovere la costituzione di joint venture all'estero a livello nazionale.
Tra gli strumenti nazionali di cooperazione, la legge n. 394 del 29 luglio '81 che ha istituito un fondo rotativo per la concessione di finanziamenti a tasso agevolato a fronte di programmi di penetrazione commerciale in Paesi extra Ue. La richiesta di finanziamento dovra' essere presentata dall'impresa utilizzando gli specifici formulari al Mediocredito centrale e al Ministero del commercio estero / segreteria del Comitato legge 394 / 81.

Ambasciate, Consolati e Camere di commercio
In Italia: Ambasciata e ufficio commerciale del Brasile in Italia, piazza Navona 14 00186 Roma, tel. 06683981 - fax 066867858; Consolato generale del Brasile a Milano, corso Europa 12, 20122 Milano, tel. 02780851 - fax 0276015628; Consolato generale del Brasile a Roma, via Santa Maria dell'Anima 32, 00186 Roma, tel. 066889661 - fax 0668802883; Camera di commercio italo brasiliana, piazza Liberta' 3, 34132 Trieste, tel. 040368855 - fax 040366655.
In Brasile: Ambasciata d'Italia in Brasile, Ses av. Das Naçoes Lote 30, 70420-000 Brasilia df, tel. 005561240044 - fax 0055612440034; Consolato generale d'Italia a San Paolo, av. Higieno'polis 436, 01238000 San Paolo, Sp, tel. 0055118269022 - fax 0055118256443; Consolato generale d'Italia a Rio de Janeiro, av. Pres Antonio Carlos 40 7.A, 20020100 Rio de Janeiro, Rj, tel. 0055212821315 - fax 0055212626348; Consolato generale d'Italia a Curitiba, Rua Mal Deodoro 630, 21° andar Cj 2101/9, 80020-000 Curitiba, Pr, tel. 0055412226066 - fax 0055412257991; Consolato d'Italia a Porto Alegre, pça Mal Deodoro 134, 90010-300 Porto Alegre - Rgs, tel. 0055512282055 - fax 0055512282440; Camera di commercio Italo brasiliana di Rio de Janeiro, av. presidente A. Carlos 40, 6° andar centro, 20020 Rio de Janeiro - Rj, tel. 0055212403368, fax 0055212403896.

SCHEDA: Il Paese in cifre

  • Popolazione (milioni di abitanti) 161,4
  • Pil pro capite 4.400 dollari Usa
  • Costo orario del lavoro nell'industria dollari Usa 3,82
  • Capitalizzazione di Borsa (al 30.06.1998 in miliardi di dollari) 209,1
  • Riserve in valuta (50,4 dollari)
  • Debito estero totale (mld di dollari) 179
  • Corruption perceptions index 4 (da 10 a 0, che e' il voto piu' negativo. L'Italia per inciso, e' a 4,6).
  • Prefissi internazionali: 0055 se si chiama dall'Italia
  • Settimana lavorativa: Banche (dal lunedi' al venerdi' 10,30 / 16,30), Centri commerciali (dal lunedi' al sabato 10 / 22), Negozi (dal lunedi' al venerdi' 9 / 19; il sabato 9 / 13)
  • Fuso orario: Aprile / settembre: 5 ore. Novembre / febbraio: 3 ore. Marzo / ottobre: 4 ore.
  • Festivita' nazionali: 1 gennaio, 21 aprile, 1 maggio, 29 giugno, 15 agosto, 7 settembre, 12 ottobre, 2 e 15 novembre, 8 e 25 dicembre, Venerdi' e Sabato Santo, l'Ascensione, Corpus Domini e martedi' di Carnevale.
  • Visto: per i cittadini italiani non e' richiesto alcun visto di ingresso.
  • Carte di Credito: accettate in tutto il Paese Visa, Mastercard, American Express, Diner's club. Accettati anche traveler's checkes.
  • Noleggio auto: per guidare in Brasile e' richiesta la patente internazionale.



Cina, nuova frontiera

Buone possibilita' per chi voglia aprire societa' o joint-venture nel Paese comunista

La Cina e' un mercato interessante. Ma cosa bisogna sapere per investire correttamente? Quali tipi di societa' conviene costituire? Esistono incentivi fiscali?
Iniziamo a dire che gli investitori esteri possono aprire nel paese del Fiume Giallo tre differenti tipi di imprese (dette Fie: Foreign invested enterprises). Queste si dividono in Equity joint-venture (Ejv); Joint-venture contrattuali (Cjv); imprese a completa proprieta' estera (Woe, cioe' Wholly foreign-owned enterprises).
Le diverse tipologie d'impresa constano di alcune diversita' riguardo all'esame e all'approvazione dei progetti di costituzione, alla struttura gestionale dell'impresa, alla natura degli apporti di capitale, alla gestione dei lavoratori dipendenti, alla risoluzione delle controversie e alle modalita' di scioglimento.
Oltre alle leggi nazionali, l'investitore estero non deve ignorare le leggi particolari emanate dalle cosiddette Zone economiche speciali e dalle citta' costiere aperte (ad esempio Shangai, Guangdong, Tianjin) che spesso ampliano, restringono e (a volte), contraddicono, le leggi nazionali.
Le imposte dirette comprendono quelle sul reddito delle persone giuridiche che si applicano a tutte le imprese con capitale estero, alle societa' estere con filiali in Cina (o che abbiano anche un semplice agente d'affari). L'aliquota di imposizione include un'imposta nazionale e una locale ma c'e' da dire che spesso si possono ottenere esenzioni o riduzioni d'imposta se l'attivita' produttiva e' rivolta all'export, oppure e' tecnologicamente avanzata o, ancora, si svolge in zone con particolari incentivi.
Quasi tutti i costi contabili sono considerati spese deducibili e le imposte pagate fuori dalla Cina dalle imprese a capitale straniero possono essere portate a credito nei confronti dell'imposizione fiscale cinese. Sono invece espressamente indeducibili alcuni costi relativi ad acquisti di immobilizzazioni, gli interessi sul capitale, le perdite per eventi naturali coperti da risarcimenti assicurativi o le spese di rappresentanza in eccesso rispetto a quanto stabilito per legge. Le perdite possono essere riportate al futuro fino ad un massimo di cinque anni.
In Cina non esiste un'imposta sul patrimonio netto, c'e' solo una tassa per l'iscrizione dell'inizio delle attivita' gestionali. L'imposta sul valore aggiunto e' in vigore da cinque anni ed ha un tasso simile a quello italiano. L'export e' normalmente esente da Iva.
Tutte le joint-venture e le societa' straniere con contratti almeno decennali per lo svolgimento di una attivita' produttiva hanno diritto ad un'esenzione fiscale standard di due anni che decorre dal primo esercizio chiuso in utile dalla societa'. A questo segue un triennio di riduzione delle imposte. Ulteriori incentivi sono poi concessi a chi operi nei settori agricolo, forestale e dell'allevamento, oppure in zone sottosviluppate o nei vecchi distretti urbani. Altro settore in cui si hanno incentivi fiscali e' quello dello sfruttamento cooperativo delle risorse petrolifere al largo delle coste cinesi.
Infine, da non trascurare il rimborso fiscale ottenibile per i profitti di cui le imprese di capitale estero possono beneficiare nell'eventualita' che reinvestano in societa' esistenti o di nuova costruzione.

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