Riceviamo&Pubblichiamo/ Napolitano e quelle parole del 1956

Ho letto con interesse l'articolo di E.B. riguardante la visita di Napolitano a Rimini e sono in gran parte d'accordo con le sue considerazioni. Se non lo sono totalmente, non è perchè non siano codivisibili le idee espresse, ma perchè tra le meritevoli visite di cortesia ad illustri personaggi o le importanti amicizie che ha coltivato negli anni il nostro capo dello Stato, non si può non ricordare un episodio poco edificante che non gli rende onore, proprio in virtù della statura odierna del personaggio. Mi riferisco a quando nel 1956, all'indomani dell'invasione dei carri armati sovietici in Ungheria, mentre Giolitti lasciava polemicamente il partito, Napolitano difendeva l'operazione militare con queste parole: "L'intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d'Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all'Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente ha contribuito, oltre che ad impedire che l'Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ha contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell'Urss ma a salvare la pace nel mondo".

Un appoggio incondizionato all'invasione sovietica e una critica a Giolitti che lo stesso Napolitano ritrattò nel 2006, nel cinquantenario, riconoscendo in pratica di essersi sbagliato. Se quindi da un lato è meritevole il fatto che Napolitano abbia riconosciuto (seppur a distanza di tanti anni) un suo errore di valutazione, dall'altro non si può far finta che non sia mai successo. Sarebbe come dimenticare la testata a Materazzi nella finale mondiale se si volesse raccontare la magnifica carriera di Zidane. La grandezza resta. L'episodio pure.

Il Rusgone

 

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