Letteratura/ Antonio Moresco un grande autore da scoprire

La parete di luce, primogenito della collana “scintille” dell'editore Effige, raccoglie quattro saggi di Antonio Moresco, già pubblicati negli ultimi mesi sulla rivista online ilprimoamore.com più un quinto dedicato a Federico De Roberto e al suo capolavoro I viceré, apparso precedentemente nel volume collettivo Dieci decimi (Rizzoli, 2003).

Secondo chi scrive, Antonio Moresco è uno dei più grandi autori italiani di ogni tempo, coi suoi grandi romanzi (Gli esordi e I canti del caos, probabilmente i suoi testi più belli) porta avanti una tradizione che, seppur minoritaria, è ben presente nella nostra letteratura e che annovera il De Roberto già citato, Ippolito Nievo e, nel secolo seguente, le sconcertanti macchine narrative di Elsa Morante e Paolo Volponi, nonché le vorticose pagine di Stefano d'Arrigo, scrittore amatissimo da Moresco e quantomai ridotto alla marginalità dalla nostra critica (probabilmente anche per la difficoltà oggettiva di forzare in caselle precostituite una simile, torrenziale ispirazione). Il Moresco saggista, ed è lui il primo ad affermarlo, non può essere separato dal Moresco romanziere. Questa mi sembra essere la prima, fondamentale e irrinunciabile lezione dello scrittore mantovano. In una scena letteraria in cui si distingue col massimo rigore tra poesia e prosa, fiction e factual, i libri di Moresco sono lo tsunami totale, un blob di narrazione e pensiero così denso e innocente da risultare intollerabile. La parete di luce è l'ultimo tassello di un'opera saggistica (e applichiamo per comodità le stesse caselle che poco prima condannavamo) che prende le mosse dallo straordinario diario di Lettere a nessuno, moderno zibaldone che non nasconde l'ambizione di prendere dentro tutto. Di cosa parla La parete di luce? Parla di Cervantes e Emily Dickinson (il pezzo dedicato alla poetessa di Amherst è senza mezzi termini un capolavoro), di Céline e Jack London, parla soprattutto, del ruolo, del posizionamento della letteratura, questo sogno immanente, necessario e ignorato, in tempi come il nostro. Pochissimi intellettuali possono vantare, come Moresco, un'adesione così sfacciata e urticante alla letteratura come sogno e come fiamma e, in tutto questo, non c'è niente di romantico ma tutto di inevitabile. Sono anni che il nostro ripete che l'unica posizione possibile per uno scrittore al giorno d'oggi è quella del rischio più assoluto, così come che, se si scrive, è bene scrivere come se si avessero le spalle al muro. Discorsi bellissimi da ascoltare negli anni dei gialli scandinavi prodotti in serie e dei vampiri adolescenti. La parete di luce contro cui cozza per poi scoprire la vita il londoniano lupo Zanna Bianca è quella che ogni autore o lettore dovrebbe sforzarsi di varcare per aderire al mondo con la giusta dose di onestà e consapevolezza. E poi l'intrepido ribaltare i luoghi comuni: si deve scrivere solo di ciò che si conosce ma London aveva sperimentato direttamente la caninità prima di scrivere Il richiamo della foresta e Zanna Bianca? La vita di Cervantes, uomo di guerra che, ultracinquantenne, scrive il romanzo probabilmente più azzardato, futuribile e sapienziale di ogni tempo, quel Don Chisciotte che a Moresco appare non solo come un personaggio di finzione, ma quasi come un mentore, un santo patrono. E poi la faccia di Louis Ferdinand Céline. Sentite cosa scrive Antonio: “uno dei più grandi scrittori del Novecento ha questa faccia da uomo losco, corrotto, cattivo, da brutta persona, da malavitoso che è meglio tenere alla larga. (…) Eppure questa faccia appartiene proprio al più grande scrittore lirico del Novecento, al suo inventore più scatenato e più raffinato, al rabdomante del male, all'anima nera dell'Europa, della letteratura e del Novecento, alla cartina di tornasole delle sue abominevoli verità (…)”. E poi la trascinante analisi de I viceré di Federico De Roberto, capolavoro assoluto in un secolo di cui si negano i capolavori, di cui si dice che non esistano romanzieri importanti, riducendo tutto al solo e pur grande Manzoni. Sono queste pagine, bellissime, in cui viene messa in evidenza anche la terribile solitudine e rimozione critica in cui De Roberto è stato precipitato già in vita. Ma l'azzardo più bello Moresco ce lo riserva nel brano intitolato La più grande poetessa del mondo in cui, con esplosiva naturalezza, compone una controbiografia della Dickinson, cercando prove per le sue sconvolgenti tesi nei versi della stessa poetessa.

È raro, ed è straordinario, finire nell'orbita di saggi critici e visionari come questi raccolti in La parete di luce. In queste pagine la letteratura non è mai merce, prodotto degradabile, ma non è nemmeno accademia e monumento, valore dato per scontato. È vita e mistero, un'onda che può sommergerti, portarti lontano, farti male, farti bene.

Fabio Orrico

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net