Politica/ Conferenze e dibattiti

Non ho ricavato molto dalle due ultime conferenze alle quali ho assistito ma il magrissimo contenuto della prima, nella quale il conferenziere era un uomo del potere, anche se oggi all’opposizione, è stato impercettibilmente più corposo e più accettabile sotto il profilo della razionalità rispetto  al contenuto della seconda, in cui il relatore era un affermato avversario della partitocrazia. Sono gli scherzi che ogni tanto la realtà ci combina ma che  servono a metterci in guardia sulla difficoltà dei cittadini e dei votanti scontenti a individuare alternative a ciò che c’è.
 
Credo che ci voglia qualche cosa di molto più solido, ed allo stesso tempo più unificante perché rappresentativo delle esigenze di tutti e che vada al di là ed al di sopra delle invettive di parte, e che esprima posizioni allo stesso tempo moderate ma con una visibile saldezza d’animo di acciaio. E deve essere qualcosa che non ha bisogno del leader carismatico o del profeta di turno per affermarsi e che da subito implichi la necessità di mobilitare gli uomini capaci e dal giudizio individuale indipendente.
Muoversi quindi per linee del tutto diverse rispetto quelle seguite attualmente dai partiti. Con lo scopo dichiarato di portarveli con la forza dell’opinione. Vivi o morti dipende solo da loro. Ma queste sono  forse anche linee diverse da quelle di diversi critici, che non oltrepassano il livello della denuncia dei guasti esistenti, e spesso propongono la propria faccia qualificata come nuova e soprattutto ripropongono le divisioni di sempre spesso aggiungendone di nuove.
 
Anche le denunce più giuste finiscono per stancare e per produrre effetti nocivi o sbagliati se non sono seguite dai progetti di costruzione per il futuro. Non  si può, non si deve lamentarsi in eterno od inveire in eterno e neppure offendere categorie di cittadini. Tanto meno oggi con la situazione in atto. Occorre un senso di appartenenza nazionale di eccezionale portata che non porta a ignorare le differenze e le ingiustizie ma che le considera e cerca i rimedi in un quadro di collaborazione di livello superiore.
Meno che mai in tempi difficili si possono lasciare i più deboli alla paura del domani, meno che mai si debbono limitare le capacità individuali di svilupparsi, magari per desiderio di vendetta sociale. Stare sulla stessa barca in questi tempi deve significare che nessuno viene buttato a mare e che i più forti debbono remare tanto forte quanto non hanno mai fatto in vita loro. Ma questo si può fare solo se si buttano letteralmente a mare parecchi modi del passato. Sicuramente i modi della politica. Non gli uomini, ma i modi della politica.

steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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