Economia/ Sotto la cenere del vulcano (che nel frattempo è esploso)

colata_lavica_solidIn un vecchio articolo del 18 giugno scorso, intitolato "Sotto il vulcano", a firma "Cll" (indovinate un po' chi era...), erano stati elencati alcuni problemi che, secondo l'estensore dell'articolo stesso, avrebbero portato alla dèbacle a cui si può assistere, purtroppo, in questi giorni. Puntualmente le previsioni di "cll" si sono realizzate nelle giornate dei primi di luglio e dei primi di agosto, e hanno portato alla condizione presente, con una "manovra" di Ferragosto i cui contorni esatti non sono ben chiari, ma che, di sicuro, avrà un effetto micidiale sulla crescita o, più semplicemente, sulla tenuta dell'economia italiana.

Tra i punti esaminati nell'articolo di giugno, quello oggi più interessante è laddove si parlava della situazione precaria delle finanze delle famiglie italiane. Allora, si metteva giustamente in luce, come la "vulgata" che vuole le famiglie del nostro paese, "ricche" (a fronte di uno stato "povero"), fosse un semplice pretesto per arrivare ad un'ulteriore tassazione.

Il problema è che questo intervento fiscale, avviene su un corpo ormai stremato: stremato soprattutto dalla mancanza di liquidità e dal contemporaneo indebitamento. Infatti le famiglie hanno sì, sulla carta, dei patrimoni apprezzabili, ma si tratta ormai solo di un dato statistico più che reale. Come ben sanno coloro che operano veramente nel settore, ad esempio, le valorizzazioni degli immobili sono solo delle esercitazioni prive di concreto riscontro. Questo per il banalissimo fatto che, oggi, chi volesse vendere un immobile non riuscirebbe a farlo, salvo lasciare sul terreno almeno un 40% del valore teorico. Qui sta la ragione del "coma" del settore immobiliare.

Per inciso, (come si sottolineava proprio nell'articolo "Sotto il vulcano"), questa situazione porta anche alla svalorizzazione delle garanzie bancarie che, in ultima analisi, non è l'ultima delle cause dello scarso affidamento che danno i nostri istituti di credito e che li ha portati, in Borsa, in pochi mesi, a perdere oltre il 70% del proprio valore. Infatti gli istituti di rating hanno perfettamente capito la loro natura di giganti dai piedi d'argilla. Essi infatti sono "pieni" di garanzie immobiliari sopravvalutate e, per tale motivo, non concedono (e non possono più concedere) più credito, mancando dei "fondamentali di liquidità" chiesti da Basilea 3 (Ndr: chi ha voglia potrà leggersi, in proposito, l'articolo del 12 maggio 2011 del Cancelliere con titolo: "vi spiego perchè le banche non prestano più soldi e cosa succederà"), contribuendo anche in questo modo alla crisi che ci sta inesorabilmente portando a fondo.

In questo modo e con queste premesse si può capire quanto assurda sia, in questo momento, l'ipotesi di un'imposta patrimoniale. Essa infatti, colpendo solo valori ormai teorici (e mai quelli reali che andrebbero depurati dai debiti), aggiungerebbe all'attuale disastro anche un elemento distorsivo che è l'ultima cosa che un paese come l'Italia può permettersi. E' evidente infatti che questa (patrimoniale) avrebbe come piatto forte proprio i valori immobiliari. Valori che oggi non esistono e quindi si aggraverebbe in maniera micidiale la crisi di liquidità volendosi, da parte del Fisco, percepire denaro liquido da quelli che sono solo valori "cartacei".

Evidentemente i sostenitori di questa ipotesi, o sono in malafede, (è il caso nello specifico di sindacati e confindustria) o non capiscono (e sono la maggior parte) quelli che sono i danni ancora più gravi della recessione, creati dalla distorsione delle fondamentali regole economiche. Su uno stesso piano di assurdità stanno altre proposte, queste invece provenienti dal Pd, che vorrebbero una "super tassa" sui valori "rientrati" e "scudati" nel 2009. Si tratta di una proposta apparentemente facile e demagogica che porterebbe però fatalmente e prevedibilmente a un'unica soluzione: la fuga (questa volta definitiva e senza ritorno), di tutti quelli che hanno veramente grossi patrimoni.

Come al solito si stritolerebbero i piccoli. L'effetto sull'economia sarebbe micidiale e senza ritorno. Tenendo conto che questa maxi-imposta, applicata contro le regole fissate dalla legge del 2009, andrebbe a "prendere" 15/20 miliardi di euro distruggendo in contemporanea ogni fiducia sulla parola dello stato italiano (parola che si esprime nelle leggi), è evidente che solo un demagogo può avanzare certe proposte. Lo Stato deve sempre mantenere i patti (anche ingiusti) poichè su di essi si fonda, non un momento, ma il futuro. L'Italia troppe volte ha violato questa regola fondamentale, ma mai in maniera tanto palese.

Rotto questo tabù non resta che il baratro. (Nella foto: l'economia italiana dopo l'esplosione del vulcano, con l'avvertenza che con le proposte del Pd, il panorama potrebbe peggiorare)

A.D.

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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