Economia/ Un altro lunedì nero

funerale_pecoraroDopo quello del 18 luglio, ieri un altro lunedì nero. Dopo un paio di settimane di oscillazioni più verso il basso che verso l'alto, il nostro debito pubblico è tornato nel mirino, insieme, ovviamente, al mercato borsistico. Quindi sono svanite tutte le illusioni, peraltro montate ad arte, specialmente dalla Tivù di Stato, circa la stabilizzazione dell'Italia. In realtà l'Italia non è affatto un Paese finanziariamente stabile, e questo per almeno tre ordini di motivi di cui abbiamo ripetutamente scritto nei mesi scorsi:

1) Perchè, nonostante le litanie ripetute più o meno da tutti, non è vero che il nostro sistema bancario abbia resistito meglio degli altri alla crisi. Esso ha come gli altri, in pancia, tutte le schifezze prodotte in questi anni dalla finanza creativa e in più una montagna di garanzie immobiliari che, se va bene, valgono al massimo, oggi, la metà del valore per le quali sono iscritte a bilancio.

2) Non giova all'Italia che i suoi governanti abbiano detto e ripetuto fino al massimo di tre mesi fa: "la crisi non c'è "oppure" c'è ma è meno grave che nel resto del mondo". Ovvero: “Siete tutti cretini, gli unici a posto siamo noi”. Certe scemenze, buone per il TG1 e Canale 5, fanno semplicemente ridere i lupi della finanza mondiale. Pensare che poi abbocchino... questo si è da cretini!

3) Con la recente "manovra" si è data una strizzata micidiale ai cittadini, senza minimamente toccare, anzi salvaguardando, i tre cancri che stanno mangiandosi il paese: la iperburocrazia, la corruzione dilagante, la grande criminalità che in questo ciclo economico è diventata il primo imprenditore del paese e il primo datore di lavoro. Non parliamo della “casta”, che di tutte e tre è la madre amorosa e protettiva.

Su questi temi non si è fatto nulla, anzi, certe leggi probabilmente (anzi, sicuramente) fatte per salvaguardare un solo personaggio, finiscono fatalmente per andare a vantaggio di questo sistema economico/criminale che non mancherà di usare tutti i mezzi per trarne profitto. Quindi, in poche parole, sperare che, come dicono i giornali: "si debba credere nell'Italia", ovvero “l’Italia non è un Paese da vendere”, è quantomeno ingenuo. Anzi, diciamolo pure, truffaldino. A parti invertite, un italiano, onestamente, non presterebbe mai i suoi soldi ad un paese che avesse le nostre stesse condizioni. Dire il contrario, è una bugia bella e buona. (Nella foto: il sincero cordoglio di alcuni noti politici al funerale dell'ultimo b.t.p. italiano)

W.

P.S.: oggi martedì 2 agosto per la cronaca, le cose, se possibile, vanno peggio di ieri: come diceva Mark Twain: “Il martedì è il giorno peggiore per investire in borsa...gli altri sono il lunedì, il mercoledì, il giovedì, il venerdì...”

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