Carim/il braccio lungo degli imprenditori riminesi

Braccio_cortoDa qualche giorno sui nostri giornali (La Voce in particolare) stanno uscendo articoli molto ottimisti sulla Carim. Secondo i quali, sembrerebbe, la ricapitalizzazione "riminese" della banca, (quasi) cosa fatta. In particolare per effetto dell'azione della Confindustria locale e per l'apporto (decisivo) di Confartigianato con il suo "capo supremo" Gardenghi. Egli, alla guida di un manipolo di "cavalieri bianchi" autodenominatisi "amici della Carim" (sic...), avrebbe trovato gli ultimi 10/15 milioni di euro che permetterebbero alla banca di restare "riminese", e, cosa non meno importante, all'attuale Fondazione e ai suoi uomini, di rimanere in sella. Sarà...

L'esperienza ci dice che certi preannunci di solito non portano a niente di buono. Speriamo di sbagliarci... Quello che stupisce, è la facilità con la quale gli industriali e gli artigiani avrebbero trovato, con questi chiari di luna, un bel po' di decine di milioni, per permettere a Pasquinelli, Gardenghi e co. di restare al timone dell'istituto di Corso d'Augusto. Vero che in questo caso si tratta di una banca, però tutti quei soldi...

Anche perchè il nostro ceto imprenditoriale, in passato, non si è certo mai distinto per la "lunghezza" del braccio nelle occasioni in cui occorreva "dare". Al contrario nelle situazioni caratterizzate dal "prendere", la lunghezza e la vigoria degli arti ha raggiunto spesso proporzioni prodigiose. Fra poco vedremo se l'ottimismo dei giornali ha un fondamento e se la Carim resterà davvero "riminese", respingendo gli attacchi dei forestieri, oppure finirà come con il basket e il calcio. (nella foto: un tipico imprenditore con la normale lunghezza delle braccia. Nella "situazione di prendere" moltiplicare per 100)

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