Economia/ La ricetta di Amato

Anche all’interno di una stessa famiglia (giornalistica) ci possono essere opinioni diverse. Lo conferma il nostro Steve, da sempre entusiasta ammiratore del “Dottor Sottile” Giuliano Amato (oltrechè, come noto, di Sergio Marchionne). Amato, oggetto invece dell’ironia di eb nel suo articolo del 27 luglio sulla proposta di una “patrimoniale” straordinaria per abbattere il debito pubblico italiano.

So che Giuliano Amato ha sempre riscosso forse più antipatie che simpatie, ma ciò non mi impedisce, né mi crea problemi nel dire che mi è sempre stato piacevole il suo modo, a mio vedere anche che reale oltre che acuto, di analizzare la politica. Il 27 luglio ha rilasciato una intervista al “Corriere” e, sempre a mio avviso, ha detto alcune cose che andrebbero ascoltate con attenzione. Ha detto, ripetendo un concetto già rimarcato in primavera da Marchionne, che noi Italiani non ci stiamo rendendo conto di che cosa stiamo rischiando. Od almeno, aggiungo, stiamo agendo con la stessa leggerezza di chi non se ne rende conto.

Sempre in tema di economia, ha sottolineato, che gli aggiustamenti liberistici suggeriti anche da Monti, e dal ministro Tremonti, pur condivisibili, a poco possono servire nell’immediato per correggere il nostro andamento economico. E pure limitandosi allo strumento delle tasse ha detto che occorre trovare subito risorse (n.d.r.: anche attraverso la patrimoniale), per alimentare le produzioni che più si possono adattare alla nuova era ed alle modificazioni intervenute nei mercati mondiali.

Ha messo a premessa di tutto ciò la necessità di un maggiore impegno: “bisogna lavorare un po’ di più, e tutti e dappertutto”. Ci sono anche due cose che mi piacciono molto di meno nell’intervista di Amato. Una è la relativa importanza che dà alla possibilità di riformare l’apparato politico amministrativo e l’altra una certa forma di realismo politico che lo porta a pensare ai cambiamenti, sempre e comunque, come a nuove combinazioni, senza strappi, anche quando i salti possono essere concepiti come frutto di esigenze profonde e mature e non di facile demagogia.

Credo però che le questioni centrali sulle quali ci giochiamo subito il nostro futuro siano le prime, direttamente economiche, ed Amato fa bene a dire pubblicamente che oggi c’è un gap tra durezza della realtà e la comprensione della stessa. E’ pensabile che Amato parli nell’intento di contribuire, come prima cosa, alla comprensione di questa esigenza ed è senz’altro cosa positiva ma ciò richiama subito alla mente che i parecchi che nel nostro Paese hanno capito e da tempo che così non va, possano fare qualcosa insieme, senza tenere conto dei colori, e solo per il paese e dalle Alpi alla Sicilia.

Steve

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