Politica/ Gli autogol del Pd

comunardoniccolai.jpgA livello nazionale e, di riflesso, anche riminese, il Pd potrebbe, a prima vista, godere oggi di una situazione di vantaggio politico notevole. Le numerose inchieste nelle quali sono protagonisti parlamentari e uomini legati al Pdl e a Berlusconi (i vari Alfonso Papa, Marco Milanese, Luigi Bisignani), indeboliscono questo partito che ormai è allo sbando, essendo da sempre più attento, nel suo complesso, a compiacere il suo “capo”, piuttosto che a cercare politiche degne di una moderna destra europea. Un partito che, come sembrano rivelare le vicende legate agli uomini di cui sopra, sembra attraversato da correnti legate al malaffare, alla camorra e a mafie varie, piuttosto che da correnti politiche.

Con un avversario così malridotto, il Pd potrebbe avere gioco facile alle prossime elezioni politiche. Se non fosse che ai vari Papa e Milanese, il più importante partito d’opposizione risponde con i Filippo Penati, Pronzato e Giorgio Oldrini del caso (per non ricordare Flavio del Bono di bolognese memoria).

 C’è una diversità reale fra le due situazioni? Mentre, come detto, gli uomini del Pdl sembrano più legati al malaffare classico; quelli del Pd sembrano dedicarsi a mungere la cosa pubblica per “aiutare” l’amico potente di turno e l’ “apparato” su cui vive il Partito (specialmente la grande cooperazione). E’ una differenza, ma non una grandissima differenza.

A livello locale, il Pd non è coinvolto in nessuna inchiesta giudiziaria. Però l’elettorato di centrosinistra continua ormai da anni a togliere fiducia all’ex “partitone”, indirizzando il proprio voto in altre direzioni (ultimamente Sel, Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle e non voto). Quasi avvertisse che il cambiamento generazionale operato in questi ultimi dal Pd, non sia un cambiamento reale. Andrea Gnassi, Emma Petitti, ecc. sono davvero “nuovi”? Possono rappresentare il cambiamento che richiede una società profondamente mutata rispetto solo a qualche anno fa? Le elezioni comunali recenti sembrano dire che la risposta che i riminesi si sono dati, per ora, è: “No. Questi non sono altro che copie più giovani di Melucci, Fabbri, Gambini, Chicchi, ecc.”. Ma non è detto che siano copie più riuscite. Difatti, il Pd a Rimini raccoglie ormai solo il 30% dei voti (arriva al 38% con le liste apparentate) sul totale del 68% dei cittadini che decide di votare (più del 30% dei riminesi ormai ha dato “partita persa”).

Insomma, il Pd “apparato”, sia a livello locale, sia in Italia, non convince più non tanto i tesserati e il suo “bacino” elettorale tradizionale (confinato ormai tra i pensionati, i dipendenti pubblici e le organizzazioni di massa di cui si diceva), quanto le centinaia di migliaia di persone disposte a votare un partito moderno e realmente riformista come il Pd fatica ad essere (eppure le lezioni di Milano e Napoli dovrebbero far capire qualcosa…). In sintesi: o il rinnovamento è reale, o il Pd prenderà altri schiaffoni, ben più gravi di quelli presi in Campania e in Lombardia dove i propri candidati sindaco sono stati surclassati da quelli proposti dagli alleati.

Diversamente potrà ancora consolarsi con il potere che, a livello locale, gestisce largamente. Però più per incapacità avversaria che per meriti suoi. (nella foto, il nuovo candidato alla segreteria nazionale del Pd. E' Comunardo Niccolai, libero del Cagliari anni '70, noto per i numerosi gol. Nella sua porta)

Andrea Fabbri

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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