Satira (Ma non troppo)/ Sono pazzi questi economisti!

camiciadiforzaParecchi anni fa, quando vennero chiusi i manicomi, un nostro intelligente amico di Rimini (che ha fatto poi una brillante carriera, sia nei pur modesti confini del paesello) si chiedeva dove, negli anni a venire, avrebbero esercitato la loro attività quelli che, in precedenza, trovavano asilo tra le mura delle case di cura psichiatriche.

Già allora (siamo negli anni ’80), alcune previsioni era facile farle: i più estrosi, ad esempio, si sarebbero dedicati alla carriera di stilista. Da allora, infatti, gli italiani che, negli anni ’60 e ’70, si diceva fossero i più eleganti del mondo anche quando si vestivano alla Upim, si sono trasformati in tanti straccioni, costosamente addobbati e pieni di firme.

Altri ancora, di quelli che avrebbero dovuto essere ospiti dei manicomi, hanno trovato impiego come architetti e designer. La prova sono certi capolavori architettonici di cui sono piene le città, non esclusa la nostra. Ad esempio, il “genio” che ha costruito il giardinetto davanti alla chiesa di San Gaudenzo, con la relativa “viabilità lenta”, bloccabile con una bicicletta di traverso, appartiene a questa categoria.

Quelli con tendenze furfantesche e megalomani, era altresì prevedibile, come si è puntualmente verificato, che si sarebbero dati alla politica. Anche qui la prova dell’esattezza della previsione è sotto gli occhi di tutti, avendo un Parlamento nazionale dove è più facile trovare una donna vergine che un incensurato. Così come il fatto che ai nostri uomini di governo manca solo di andare in giro vestiti da Napoleone, mentre il più importante di essi (nonchè capo supremo e datore di lavoro di tutti), si è proclamato da tempo, “urbi et orbi”, l’ “unto dal Signore”.

Dove, invece, anche il nostro intelligentissimo amico non era arrivato, era prevedere il numero spropositato di quelli che si sarebbero dedicati alla, apparentemente seria, professione di “economista”. I fatti degli ultimi anni, specie in Italia, provano ampiamente, invece, che proprio questa attività è stata prescelta dai potenziali ospiti delle tante vituperate e mai troppo rimpiante case di cura per alienati. Una prova? Da un po’ di tempo , complice la crisi finanziaria, “economisti” di tutti i tipi, provenienze e scuole, suggeriscono soluzioni per la crisi del debito italiano.

Da un paio di settimane, sia quelli di scuola liberista, sia quelli di scuola più “progressista”, insistono sulla introduzione di una imposta patrimoniale. Il loro giornale di elezione è Il Sole 24 Ore, ma incursioni sporadiche si trovano in tutte le testate. Il bello è che quando uno va a leggere i numeri di questa auspicata patrimoniale capisce subito di avere a che fare davvero con chi, con più agio per sè e per il consorzio umano, dovrebbe star chiuso tra quattro mura, e possibilmente curato.

Le soluzioni vanno da una tesi “moderata” che prevede una tassa sul patrimonio pari al 6-7% del medesimo, a una più radicale (proposta ieri da Jacques Attali sulla Stampa) che propone una ben più robusta aliquota del 15%. La soluzione moderata ridurrebbe il nostro debito pubblico all’incirca al 70-80% del P.I.L. (in linea con la media europea), quella radicale lo azzererebbe o quasi.

E’ ovvio che nessuno è andato a fare un po’ di conti su cosa significherebbe, in soldoni, una cosa del genere. Poiché il “patrimonio” tipico della famiglia italiana è rappresentato (ancora per poco, probabilmente...) dalla casa di abitazione più qualche modesto rimasuglio in banca, potremmo stimarlo ai valori catastali in, diciamo, 3/400mila euro. Applicando la tesi dei “moderati” e la relativa aliquota, la famiglia, con gioia e devozione, dovrebbe sborsare una “patrimoniale” di 20-25mila euro. Applicando la tesi dei “radicali”, si andrebbe sui 40/60mila.

Trattandosi di “geni”, ovviamente nessuno si è chiesto dove gli italiani andrebbero a prendere queste “sommette” liquide in un momento in cui, la gente normale non ha il becco di un quattrino. L’unica soluzione sarebbe vendere l’abitazione, il che porterebbe a un paio di conseguenze paradossali. La prima è che si tasserebbe un patrimonio che, per forza, non sarebbe più tale subito dopo, visto che il “fortunato” possessore dovrebbe disfarsene per trovare i soldi per pagare la tassa.

Secondo paradosso è che, già oggi, i valori immobiliari esistono solo nei parametri dell’Agenzia delle Entrate, come ben sanno quelli che davvero vogliono (e hanno necessità di vendere) la casa senza riuscirvi in alcun modo per mancanza di acquirenti. In altre parole, come capisce anche il più deficiente, per vendere qualcosa bisogna che sia qualcuno che la compri, e per comprare ci vogliono i soldi...

Senza contare che trovarsi con centinaia di migliaia o milioni di immobili in vendita (in aggiunta a quelli che già ci sono a milioni), abbasserebbe gli ipotetici prezzi e quindi i valori realizzabili. Tutto questo, sia pur puramente in astratto, come già detto. E’ perciò evidente quanto avesse ragione il nostro amico deprecando la chiusura degli ospedali psichiatrici. Tanta gente, che avrebbe solo bisogno di cure, è adesso a piede libero a far danni a spese del prossimo.

Ma che proprio gli economisti (cioè la categoria da cui provengono alcuni miti della nostra Patria: Vanoni, Einaudi, ecc.), o della scienza mondiale (Keynes), avrebbero rappresentato - nell’attuale età della catastrofe - l’avanguardia combattente di questi bisognosi di cure, non l’avrebbe immaginato nessuno. (nella foto: un economista della scuola di Chicago al lavoro)

e. b.

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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