Economia/ Leggendo nelle "pieghe" della "manovra", capiamo di essere governati da un branco di scemi

tremontidesertoMentre l’Italia sta andando allegramente a mignotte (come direbbe il nostro Pasquino...), ormai anche le spigolature nella lettura delle pieghe del “Decreto Legge di Stabilità”, approvato il 6 luglio, stanno diventando una litania di scemenze che, ogni giorno di più, ci persuadono dell’irreversibile condanna che pende sulle nostre teste.

Di sicuro, quella di essere governati da una combriccola veramente di insensati, i quali probabilmente ci porteranno alla rovina economica, ma sicuramente a quella del fegato, tante e tali sono le scempiaggini che ogni giorno emergono dalla lettura di questo istruttivo documento.

Per fare un esempio, alcune “perle” del Decreto Legge sono riservate alla Giustizia (o meglio a quella cosa che, solo per abitudine, continuiamo a chiamare così...). In primo luogo, per tutti i processi civili è previsto un, a dir poco, mostruoso aumento della tassa (pudicamente definita: “contributo unificato”), dovuta da chi sta in giudizio. Poiché la gente che va in Tribunale non lo fa certo per divertirsi, è chiaro che si tratta di un balzello tanto più odioso, quanto più si traduce in una costrizione su chi ne farebbe volentieri a meno. Ebbene, questo “contributo” è stato dal Decreto Legge aumentato del 50% e, quindi, una qualsiasi causetta paga parecchie centinaia di euro. Tutte sul groppone del povero litigante.

Ma dove il “Decreto” ha superato se stesso, è tutto in materia di giustizia tributaria. Qui la combriccola ha veramente dato il meglio per vari motivi. In primo luogo, questo pseudo “contributo” è stabilito in modo enormemente più alto di quello “civile”. Ovviamente è sempre a carico del privato, perchè qui lo Stato “subisce la causa” cioè il ricorso che il cittadino vuole o deve proporre contro gli atti del fisco. L’enormità di questa tassa è moltiplicata dal fatto che, poichè il Fisco agisce anno per anno, il cittadino, normalmente, per difendersi è costretto a proporre vari ricorsi, su ognuno dei quali è dovuto questo balzello.

Per farla breve, nei casi “normali” (cioè con accertamenti non troppo elevati) un contribuente si vedrà costretto, per difendersi, a sborsare subito, solo per difendersi, almeno un paio di migliaia di euro. L’ulteriore paradosso è che quindi il fisco ci guadagna sempre. Anzi, moltiplicando gli atti e appesantendoli (cosa che fa senza difficoltà), incasserà sempre di più!

Un’altra “perla” in tema di giustizia tributaria è l’”allontanamento” (tecnicamente chiamato incompatibilità), dei giudici non togati (i cosiddetti “laici”) presso le Commissioni Tributarie (n.d.r.: per i non addetti ai lavori le Commissioni Tributarie sono i Tribunali dove si decidono le cause tra i cittadini ed il fisco).

Il motivo di questa cacciata? Detto più meno esplicitamente, sta nel fatto che, secondo il ministero delle Finanze, questi soggetti sarebbero troppo favorevoli ai contribuenti (in poche parole, ogni tanto, darebbero torto al fisco). Sostituendo questi “laici” con i togati, cioè giudici di carriera pagati direttamente da una parte in causa, cioè lo Stato (!!!) il fisco, nelle sue intenzioni, si garantirebbe un maggior numero di “vittorie”, scoraggiando così i contribuenti dal proporre ricorso contro gli atti dell’Amministrazione finanziaria. “O pagà o morì”, come ha detto il nostro Pasquino il 7 luglio.

A parte che verrebbe da chiedersi come fa il fisco ad attribuire le sue sconfitte ai “laici” visto che le decisioni dei giudici, nella loro formazione, sono segrete, è evidente che questa scelta segna un ulteriore presa per i fondelli per i contribuenti e, tutto sommato, suona come un omaggio, neanche tanto simpatico, per i giudici togati, che si vedono implicitamente attribuire un ruolo di puri esecutori della volontà del ministro delle Finanze, non tanto in linea con la loro funzione giudiziaria, che dovrebbe essere equidistante.

Ma tant’è, visto che le cose vanno così, perchè non fare un passo ulteriore e stabilire per Legge che: “Il fisco ha sempre ragione”? In fondo che ci vuole? Con certe facce di bronzo... Una norma del genere semplificherebbe le cose, eviterebbe inutili spese e tante prese per il c...., e finalmente permetterebbe anche ai più testoni di capire a che punto siamo arrivati. (nella foto: Tremonti guarda soddisfatto il risultato delle sue politiche economiche).

Wo.

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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