Rimini/ L'impressione resta la stessa

inciampare_veritaQualche lettore, ci ha chiesto perché, ultimamente, parliamo poco o non parliamo affatto di Rimini. La risposta è semplice: perché non c’è niente da dire. La nostra ultima impressione, fissata in un articolo di un paio di mesi fa (quello dell’1 maggio 2011 intitolato “La città è ormai chiusa per tristezza”), non è cambiata, anzi si è rafforzata. Si è insediata la giunta “trilingue” del neo sindaco Gnassi che ha debuttato con un paio di sortite sfortunate (in questo si sono segnalati la vicesindaco Lisi e l’assessore alla sicurezza dal nome impronunciabile) ma la cui maggiore attività, finora, è stato il ricevimento offerto agli amici per la Notte Rosa al Grand Hotel.

In attesa di vedere qualcosa di più sostanzioso, la stessa mitizzata manifestazione si sta risolvendo in un flop evidente. Di gente ce n’è poca, nonostante i giornali, domani, sicuramente parleranno di record e, quella poca che c’è, non è disposta a spender soldi per magliette rosa, palloncini rosa, preservativi rosa ecc. ecc. Insomma un evento “bollito” come dicono del nostro super ministro delle Finanze. Per questo diciamo quindi che non c’è nulla di nuovo che meriti particolare attenzione. Anzi no: si riparla dell’imminente apertura del Palacongressi, il che richiama alla mente dopo un anno di semi-oblio, quello che è il vero “must” delle disgrazie riminesi. Un’opera faraonica e sostanzialmente inutile, piazzata come un pugno nello stomaco nel mezzo della città e che, quando aprirà nei giorni di attività (peraltro prevedibilmente pochi), la renderà intransitabile e ancora più invivibile di quanto già non sia.

In compenso per i prossimi decenni i cittadini riminesi dovranno continuare a pagare questa colossale e costosissima astronave a UniCredit che l’ha finanziata, e, poichè tutte le loro risorse finiranno lì, dovranno rassegnarsi ad avere ancora strade degne di un paese dell’est ai bei tempi di Ceausescu o Gomulka, fogne che tracimano ad ogni acquazzone e quindi, nel complesso, una città non solo triste ma anche inguardabile come molti ormai  vedono e sentono sulla propria pelle. Comunque ormai per inerzia tiriamo avanti.

E’ proprio vero : “ogni tanto all’uomo capita di inciampare nella verità, ma si rialza subito e continua per la sua strada”. (nella foto: capita di inciampare nella verità, che comunque svolge il suo lavoro)

eb                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         .

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