Manovra economica/ Standard&Poor's continua a suonare l'allarme

Se Tremonti, Sacconi & Company si preoccupano di informarci da subito che la manovra economica “ha messo i conti pubblici in sicurezza” e che “chi pensa che la manovra sia solo posticipata è uno stupido”, ci pensa poi Standard&Poor’s a chiarirci le idee. Secondo l’agenzia di rating “nonostante le misure di austerità ANNUNCIATE, ci sono ancora SOSTANZIALI incertezze sulla riduzione del debito”. Tradotto, significa: è una manovra inutile. In effetti, man mano che si comincia a guardare più da vicino il tutto, si capisce che provvedimenti importanti non sono stati presi, oppure sono posticipati, oppure sono previsti ma in forme tali che non potranno essere applicati.

Qualche esempio. Riforma del fisco: il governo si dà tre anni di tempo per portare le aliquote Irpef da 5 a 3 (20, 30 e 40%). Poiché il governo tre anni non dura (ci sono le elezioni), e poiché il “capo” ha già detto che le riforme da fare più in fretta sono quelle sulle intercettazioni e sulla Giustizia, questo è un provvedimenti fortemente a rischio. Poi, si dice di voler eliminare l’Irap (ma non si spiega come si sostituiranno le entrate garantite da questa). Patto di stabilità: 9,6 miliardi in tre anni per Regioni ed enti locali virtuosi. Anche in questo caso non sono spiegate chiaramente le modalità d’accesso. Quote latte: basta riscossione tramite Equitalia E chi ha già pagato? E gli altri imprenditori che si trovano Equitalia alle porte di casa? E chi paga per i contadini della Lega? (gli altri cittadini, come al solito). Sicuro poi che l’Europa non ci sanzionerà su questo tema?

Questa “legge di pareggio di bilancio” non si muove nel senso di serie liberalizzazioni (una, quella prevista per la banda larga è stata stralciata, secondo il quotidiano “ll Fatto” perché nel frattempo Telecom, proprietaria di La7, aveva rinunciato ad ingaggiare il giornalista Santoro) che porterebbero a degli abbassamenti dei prezzi dei servizi; non diminuisce la burocrazia e quindi i costi per le imprese e per i consumatori; non mette mano sulle leggi che regolano il mercato del lavoro. Permette, in teoria, solo a più soggetti di diventare “agenzie di collocamento”. Ma se il lavoro latita, si possono creare tutte le agenzie del mondo… non serviranno a niente. E via così.

Morale finale: siamo punto e capo. E a Standard&Poor’s se ne sono accorti.

Flavio Semprini

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