Politica/ E se s'imparasse da Miss Italia?

missCredo che a tutti noi sia capitato di imbattersi nelle notizie sui concorsi annuali per l’elezione di miss Italia. Dall’insieme di quanto abbiamo letto si può cavarne la sintesi di un lavoro complesso ed esteso che attraverso una serie di selezioni locali e parziali, ha alla fine portato al concorso finale quanto di esteticamente valido e disponibile c’era nel Paese. Possiamo in sintesi cavarne la conclusione che per un fine per certi versi anche discusso, con aspetti di leggerezza, è stato profuso uno sforzo notevole in tutto il Paese e con una partecipazione corale ed attenta.

Purtroppo, altrettanto non possiamo dire di una questione di grandissima importanza e decisiva per le sorti del Paese quale è la selezione della massa dei nostri politici. La prima osservazione riguarda il gruppo dei candidati che, per i politici, è molto più ristretto rispetto a quello delle miss. Un altro argomento  è la qualità che, mentre nel primo caso è costituita dalla bellezza ed è difficile pensare che non sia decisiva, nel secondo caso riguarda le capacità intellettuali che sembra non siano decisive.

Ancora, la trasparenza e la democraticità dei metodi che da tempo nel primo caso hanno come metodo “le primarie”; mentre nel secondo devono ancora trovare applicazione e comunque se ne parla limitatamente ai momenti delle scelte elettorali, escludendo tutto il resto che viene prima delle elezioni. Anche per quanto riguarda la mobilità, i concorsi per le miss ci sembrano superiori in quanto nel tempo vengono premiati dei modelli di bellezza che si evolvono unitamente alla evoluzione culturale della società. Ad esempio dalle bellezze un po’ giunoniche del dopoguerra alle bellezze più stilizzate dei nostri giorni.

Invece in politica, nonostante l’indesiderato sballottamento di tangentopoli che ormai data vent’anni fa, ritorniamo a vedere sempre le stesse facce e gli stessi ragionamenti e cominciamo pure a notare nei paraggi qualche parente, qualche figlio e similari. Più ben che mai, in un Paese dove anche i rivoluzionari sono spesso in età della pensione. Evviva ”revolution for ever “ ma coi capelli bianchi. Non sono un laudatore del giovanilismo, tutt’altro, anzi credo proprio che se vogliamo assicurarci per davvero un continuo rinnovamento della nostra classe dirigente sia necessaria una leggina che dica che non può essere eletto agli incarichi pubblici chi abbia meno di settanta o settantacinque anni. Questo mi sembra un metodo razionale per assicurarci un sicuro e sufficientemente rapido ricambio  ai vertici. Se si allunga la vita, nessuna paura, si aumenta il limite in parallelo.

Concludo con la domanda: "ce la faremo a sostituire la serietà allo scherzo?". Personalmente opto per una risposta affermativa, non mi pronuncio però  sui tempi necessari e credo che la cosa non possa che essere frutto di un prolungato lavoro di uomini in carne ed ossa e non di una fortunata combinazione. (nella foto: una miss sfila. C'è da imparare?)

Steve

 

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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