Economia/ I vulcani stanno diventando 3 o 4

vulcani

Ormai fra Berlusconi e Tremonti è guerra. Anche se, come capita sempre in Italia, la cosa è grave ma non seria. La manovra correttiva da 40 miliardi di euro a cui sta lavorando Giulio Tremonti, ha attirato le ire del Cavaliere che, arringando, sabato sera, un gruppo di parlamentari invitati alle nozze della Carfagna, ha affermato : “non prendo ordini da nessuno. Se Giulio pensa che bastano un po’ di numeri e percentuali a mandarci a casa si sbaglia”. Ma ha  aggiunto anche: “Quel testo è una follia. Non c’è dubbio che dobbiamo far qualcosa, altrimenti andiamo tutti a fondo”.

Così il Premier ha esternato tutta la sua insoddisfazione, nei confronti di Tremonti, reo, secondo lui,  di aver nascosto per anni le cifre, obbligando lui e il  suo Governo ad una manovra talmente pesante, e quindi impopolare, da metterli a rischio. Perciò le parole di Berlusconi sono state ben accolte tra i ministri e i deputati, ormai imbufaliti con “Giulietto”, e qualcuno ha anche affermato  che i tagli ai costi della politica non sono altro che una forma di ricatto per metterli in cattiva luce davanti all’opinione pubblica. (n.d.r.: a dir il vero in cattiva luce lo sono già abbastanza senza l’aiuto di Tremonti...)

E’ vero che alcuni episodi, come l’essere stato smentito da Palazzo Chigi sull’entità della manovra,  sembrano confermare ciò che Berlusconi stesso ha più volte asserito, ovvero che il suo è un blando potere di “moral suasion”, ma i presenti  al matrimonio nel castello di Torre in Pietra, nonchè gli attacchi a Tremonti da parte di Crosetto e la sfida di Saverio Romano a tagliare un po’ di consigli d’amministrazione e stipendi ai direttori generali del Tesoro, fanno supporre una realtà diversa.

Di certo ossessionato dal timore che il governo non regga il peso di una manovra così pesante, egli conta sul neosegretario del pdl Alfano, sul vertice di maggioranza di domani  e sul consiglio dei ministri di giovedì, per scomporre in due tempi la manovra e soprattutto per avere la delega sulla riforma del fisco. Lo schierarsi da parte della Lega col Pdl, porterebbe al deflagrare dello scontro col “superministro”, nonostante gli avvertimenti provenienti Moody’s e da Bruxelles e le tensioni sui mercati, obblighino il Premier alla prudenza. Difficilmente infatti Tremonti, conoscendolo, si farà da parte, buono buono, complicando le cose all’interno della maggioranza.

E complicata resta anche la vicenda di Bankitalia in cui Tremonti spinge per nominare come successore di Mario Draghi il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, un suo fedelissimo, che però, in quanto tale, è altamente sospetto al Cavaliere. E’ improbabile che la cosa si risolva durante il consiglio dei ministri di giovedì prossimo. Quindi la situazione, oltre che grave sta diventando paradossale. E, questa volta, bisogna dirlo, con un pizzico di ragione per Berlusconi.

Dopo aver affermato per anni, spinto proprio da Tremonti, che la crisi italiana non esisteva o, se propprio esisteva era piccola cosa, oggi si trova a dover affrontare una manovra economica  assolutamente enorme, per di più in fase di recessione. Pessimo affare! E peggio ancora per un uomo d’immagine come lui!!

eb

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