Politica estera/ Libia: prepariamoci a fare affari, in democrazia

Leggiamo che il ministro Frattini ha chiesto una sospensione delle operazioni in Libia per motivazioni umanitarie.  Per contro, rappresentanti dei governi impegnati militarmente e gli americani, rilasciavano dichiarazioni alla stampa statunitense secondo le quali il potere di Gheddafi è ormai in una fase critica ed il crollo potrebbe avvenire in un intervallo di tempo che potrebbe essere però anche molto breve. Vedremo nei prossimi giorni, anche in base alle risposte che il nostro ministro riceverà, quali saranno le previsioni.
 
Frattanto, uno degli argomenti che ha tenuto banco, oltre alle questioni puramente militari, sono i soldi.  Al governo ufficiale libico  sono stati bloccati più di 38 miliardi di dollari in investimenti all’estero che interpretiamo come tutti a carattere mobiliare e quindi realizzabili e spendibili. Il governo provvisorio li ha rivendicati e per esso il ministro delle finanze, un professore di economia libico che insegna negli Stati Uniti all’università di Washington, ha chiesto  un anticipo di tre miliardi di dollari per fare fronte alle spese più urgenti.
 
Al momento gli sono stati riconosciuti un po’ più di un miliardo di dollari ed i libici di Bengasi si lamentano per la lentezza e per la  bassa entità della cifra rispetto ai bisogni previsti. A proposito del futuro del Paese e delle sue relazioni economiche, va tenuto presente che la Libia, oltre alle riserve monetarie citate, può disporre di una produzione petrolifera di oltre 1,5 milioni di barili al giorno con una esportazione annua vicina, ai prezzi attuali, ai 40 miliardi di dollari.
 
Assai per un popolo di 6,5 milioni di abitanti. Paragonandolo in  modo proporzionale a noi, ci esce un po’ meno di mezzo bilancio italiano, solo in petrolio. Va da sè che la fine della guerra potrà segnare  una nuova ripresa per quel Paese e che ciò interessa non solo i libici ma anche i paesi vicini. Un nuovo governo democratico, risanato dalle follie anche finanziarie del suo leader e che si dedichi al benessere della popolazione, può creare grandi occasioni anche per i vicini e quindi anche per le imprese italiane.
 
Credo che ormai tutti abbiano la mente rivolta a questi prossimi obiettivi. Quindi speriamo che la guerra finisca presto e sia sostituita dal petrolio e dagli affari, ma in democrazia.
 
Steve
   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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