Economia/ Ma quale riforma fiscale! Pagheremo sempre di più. Ecco perchè

images-1Qualche giorno fa, esattamente il 15 giugno, il nostro giornalista Flavio Semprini si chiedeva se in Italia fosse possibile una seria riforma fiscale. La nostra risposta è sicuramente NO. La prova? La si può trarre anche da fatti semplicissimi e apparentemente minori. Stamattina sulla stampa locale è apparsa la notizia che la Provincia di Rimini aumenterà di un 4-5% la tassa provinciale sulle assicurazioni automobilistiche. In soldoni, si tratta di una ventina di euro a cranio.

Il motivo? “Costernato” ce lo spiega l’assessore Bulletti, tirando fuori i soliti argomenti del taglio dei trasferimenti statali e della necessità di “reperire nuove risorse” tramite l’aumento delle imposte locali, ovviamente per garantire certi servizi, che diamine! E’ quindi evidente l’intrinseca presa in giro che, in un Paese come l’Italia, ha una qualsiasi proposta di riforma fiscale.

Ad esempio quella strombazzata, a livello governativo, in questi giorni sui giornali dove si promettono (udite, udite...) 3.000,00 Euro di risparmio a testa per effetto della diminuzione delle aliquote, quando è evidente che anche ammettendo che ciò fosse vero (ma assolutamente non lo è!), dall’altro lato vi sarebbe una “ripresa” attraverso la miriade di tasse (Iva in primis), tassette, balzelli locali, di quanto, eventualmente, ed in misura molto più modesta di quanto promesso, sarebbe il risparmio di questa miracolistica riforma.

E, in effetti, non può che essere che così. Primo perchè, al di là delle bugie di cui grondano moltissimi mezzi d’informazione, si sa che l’estate ci porterà a un aggravio di imposte di circa 40 miliardi di Euro. Poi è perfettamente possibile che, in parte, questi 40 miliardi siano formalmente “tagliati” dal bilancio dello Stato, ma “riscaricati” (sicuramente con gli interessi!) sul cittadino mediante la fiscalità indiretta e locale.

In secondo luogo, ormai non si può ignorare che, oltre il 60% della ricchezza italiana, è intermediata attraverso il “settore pubblico”. Da tempo, e sempre più marcatamente il settore privato è una parte minoritaria nel meccanismo di creazione di reddito, e serve solo per essere oggetto di tassazione, visto che il settore pubblico è sempre più “assetato”. Ne consegue che, essendo la spesa pubblica assolutamente rigida e praticamente immodificabile (la prova? l’impossibilità per unanime, o quasi, opposizione dei partiti, all’abolizione delle Province, che prima delle elezioni del 2008, tutti (!!!) si erano impegnati ad abolire), tutte le promesse di riforma fiscale sono pure e semplici menzogne destinate, ben che vada, a tradursi in una semplice “partita di giro” sui contribuenti. I quali si vedranno restituire con la mano destra qualche spicciolo (ad esempio con una leggera diminuzione delle aliquote Irpef) e, con la mano sinistra, si vedranno bastonare con l’aumento dell’Iva e di tutta la tassazione “secondaria”.

Non ultima, quella “mascherata” fatta di contributi, multe e sanzioni. Alla fine, vi possiamo assicurare già, ma in cuor loro ogni cittadino pensante lo sa per conto suo, che per le tasche del contribuente prevarrà sicuramente il segno meno e non il segno più. Comunque tutto bene... ma una sola richiesta: smettetela di prenderci in giro! (nella foto: la reazione di un cittadino all'annuncio della riforma fiscale di Tremonti)

Wo.

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