Sotto il vulcano

eruzione

Prevedibile, ma allo stesso tempo inaspettata, è arrivata ieri la notizia dell’ “avviso” di Moody’s di un possibile e imminente declassamento del debito italiano. Questa conclusione, pur ampiamente intuibile, come ricorderà chi legge i nostri articoli, nondimeno pone l’Italia nella condizione drammatica di dover, in tempi rapidissimi, mettere mano a una pesante manovra di prelievo in contemporanea ad una grave situazione di stagnazione economica. Un cocktail micidiale di cui anche il più ottimista degli osservatori, fornito però di ragione, difficilmente può vedere una via d’uscita.

Il bello (anzi il tragico) di questa vicenda è che esplode  nel momento in cui tutti: Governo, partiti di governo, opposizione, sindacati, chiedono un alleggerimento della pressione fiscale!! Si tratta chiaramente di speranze assurde e di menzogne che non possono che peggiorare una situazione di per sè critica. Situazione oltretutto nota da mesi. Eppure, appena oggi, anche i due sindacati fino a un attimo prima legati a filo doppio al Governo (Cisl e Uil), hanno minacciato scioperi e fuoco e fiamme se il Governo, prima amico non avesse accettato le loro richieste.

 

E’ chiaro quindi che la sindrome greca ha ormai raggiunto l’Italia, e non si aspetti altro che un’occasione per vederla esplodere in tutta la sua violenza. In realtà di occasioni ce ne saranno ben più di una. Proviamo ad elencarne alcune, almeno tra quelle non usualmente riportate dalla stampa:

 

1) l’esplosione dei debiti previdenziali. Come qualche giornale, sia pure a grandi linee ha osservato nei giorni scorsi, sta emergendo in tutta la sua gravità la situazione di dissesto dei principali enti previdenziali privati. Intendiamo cioè le varie “casse” che dovrebbero garantire la pensione ai numerosi, (diciamo tre milioni),  lavoratori autonomi e professionisti di questo paese. La situazione finanziaria di queste casse è, nel 90% dei casi, sull’orlo del dissesto. In parte tale voragine dipende da vizi del sistema, molto dalla "mala gestio" e dalla leggerezza con cui sono state governate. Sia come sia tale dissesto è riparabile solo attraverso un ulteriore aumento dei contributi a carico di coloro che lavorano, ma che, guarda caso, si trovano per effetto della crisi in una situazione difficilissima. Si tratta in altre parole di un ulteriore aggravamento (sia pure mascherato) della pressione tributaria, che non potrà  avere altro che effetti recessivi in questo particolare momento.

 

2) L’ammontare dello stock dei debiti privati. Come osservato in alcuni vecchi articoli, una delle bugie più pericolose nelle quali si è cullata l’Italia in questi anni, è che a fronte di uno Stato indebitatissimo, vi fossero delle famiglie ancora “ricche”. O comunque, detto in altre parole, poco indebitate. Quindi, in soldoni tassabili. Questo, vero fino ad alcuni anni fa, è diventato drammaticamente falso negli ultimi cinque/sei anni. Perciò un’analisi del genere, che presuppone un’ulteriore possibilità di “stringere” sulle famiglie, sconta l’errore di fondo di partire da un presupposto non più vero. Specialmente nel Nord Italia, le famiglie sono pesantemente indebitate e non solo con il sistema bancario, ma soprattutto (paradossalmente) con il Fisco e gli enti previdenziali. Ciò è il frutto «collaterale» di una cosiddetta "lotta all’evasione" fatta con strumenti a dir poco rozzi, che, nel giro di pochi anni, ha reso milioni di italiani debitori dello Stato o delle sue propaggini attraverso il micidiale meccanismo di Equitalia. Quindi, un’analisi economica che prescinda da questo dato di fatto, non può che portare a risultati erronei e disastrosi. E che la situazione sia questa, lo dimostrano le centinaia di migliaia di pignoramenti immobiliari, procedure presso terzi, misure cautelari a milioni (ad esempio i famigerati fermi amministrativi), posti in essere dal «super esattore» in questi ultimi tempi, che hanno reso un numero enorme di italiani debitori (sicuramente e permanentemente insolventi) verso il Fisco.

 

3) Tutto questo porta con sè una ulteriore e micidiale conseguenza: questi soggetti si vedono preclusa ogni possibilità di accesso al credito, di avere un conto corrente, una carta di credito ecc. ecc. Sono all'incirca un paio di milioni di individui ormai impossibilitati ad avere in futuro una qualche effettiva attività economica. persino un normale lavoro dipendente. All’obiezione (abbastanza prevedibile, tenuto conto della sua banalità), che si tratterebbe di «evasori», è facile ribattere che. anche se così fosse (ma non lo è), nessun paese al mondo potrebbe permettersi di perdere una forza lavoro di queste dimensioni, perchè sarebbe come in una guerra perdere, nelle prime fasi, gran parte dell’esercito. Mai come in questo caso, il vizio italiano di voler dividere il mondo in "buoni e cattivi" ci porterà sfortuna...

 

4) Inoltre  si va manifestando, ancora più chiaramente, l’effetto devastante della crisi immobiliare. Oggi, vendere una casa a prezzi vicini a quelli d’acquisto, è praticamente impossibile. Ciò rende, in un colpo solo, le famiglie più povere di un 30/40% e nello stesso tempo svaluta in egual misura il valore delle garanzie bancarie normalmente sottostanti o connesse a molti immobili. Tutto questo è stato finora “mascherato” nei bilanci bancari, ma è evidente che, nel momento in cui il “Dio Mercato”, (ognuno ha le divinità che si merita), ci chiederà i conti, anche questo elemento, non meno di quelli precedenti, porterà a quella valutazione che Moody’s ha già preannunciato. Questa è la vera "bolla immobilire" italiana . Per ora le varie complicità dei protagonisti, dal governo ai palazzinari, con l'aiuto di un sistema statistico che produce solo dati "farlocchi" l'hanno tenuta nascosta. Ma, quando esploderà rischia di seppellire il paese. Esattamente come fa un vulcano.

 

5) Da ultimo sta emergendo, anche se praticamente impossibile conoscerne l'entità, l'enorme indebitamento degli enti locali (Regioni in primis ma anche Comuni e Province non scherzano. Elemento questo finora poco conosciuto o volutamente ignorato. Le ultime vicende, legate all'uso disinvolto e dilettantesco degli strumenti della finanza creativa da parte di questi enti, stanno venendo a galla poco a poco  delineando uno scenario inquietante di debiti occulti e scarsa trasparenza.

 

Da quel momento, cioè dal momento in cui tutti questi fattori saranno complessivamente valutati, il tratto di strada che ci separerà dal “girone infernale” in cui sono già precipitate Grecia, Irlanda, Portogallo, sarà questione non di metri ma di pochi centimetri.

                                           CLL

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