Elezioni riminesi/ I riminesi sperano in un sindaco migliore. Invano?

mummiaNon c’è dubbio, secondo me, che tra i tanti difetti che hanno gli italiani, uno non ce l’abbiano: la mancanza di speranza. Ne ho  avuto la prova stamattina dal solito barista. Dopo un paio di giorni di comprensibile depressione per la vittoria di Gnassi, mi ha avvicinato facendo questo discorso: “... magari non è che questo ragazzo, adesso che ha vinto, cambia davvero tutto? In fondo può darsi che finora abbia fatto finta di accettare certe cose e magari domani che ha il potere si rivela una bella sorpresa. Lei cosa dice?".

Mi è dispiaciuto un po’, ma ho dovuto deluderlo. Non che il nuovo sindaco sia peggiore degli altri (in linea di massima è un Nando Fabbri un po’ più meccanico negli atteggiamenti e semplicino nei discorsi; ma molto, molto più carino come dicono le mie amiche), ma il meccanismo di potere del quale è espressione, bene o male, è quello e non si scappa. Tant’è vero, che fra pochi giorni, al momento dell’insediamento della Giunta, ci si accorgerà che i nomi sono sempre i soliti: Arlotti sarà il vicesindaco e così, magari cambiando sedia, i riminesi si ritroveranno i vari Gamberini, Magrini, Zerbini, Beltrami, ecc. ecc., nonchè gli stessi dirigenti che hanno creato la “bella” Rimini di oggi. Il barista c’è rimasto male, anche perchè, lavorando in centro città si è reso conto che le cose stanno davvero così. Eppure, nonostante le mie parole, mi è sembrato di percepire in lui, elettore di Renzi, ancora un barlume di speranza.

Beati italiani! E’ questo il segreto della loro sopravvivenza. Nonostante l’evidenza dei fatti, tutte le delusioni, e la chiarezza della ragione, di cui conservano qualche barlume, essi sperano sempre. E’ lo stesso meccanismo, se ci pensiamo bene, che, dopo vent’anni di partite di calcio truccate, sempre e comunque, essi si recano ancora allo stadio (magari un po’ meno di una volta) e là credono ancora di assistere a un effettivo evento sportivo e non a una burla o, come capita spesso, a una truffa. Quindi è così che giorno dopo giorno, di delusione in delusione, sopravvivono, sperando in un domani migliore.

Forse è meglio così. Io, per conto mio ci ho rinunciato. (nell'immagine: uno dei nuovi assessori riminesi dentro al suo ufficio)
ez.p.
 

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