Politica/ Il dopo elezioni: Vendola esagerato; Albertini, Tosi e De Magistris misurati

Più che commentare i risultati elettorali che già nella loro dimensione numerica sono sufficientemente indicativi, mi interessa cogliere dalle dichiarazioni dei soggetti direttamente interessati, alcuni dei momenti salienti e le mentalità che attorno ai risultati si dipanano. Mi sembrano meritevoli di attenzione le parole dell’ex sindaco di Milano Albertini che con tanta pacatezza ma con altrettanta chiarezza, così insolita nell’ambiente, parla di errori del Pdl in questi ultimi anni.  Comincia dal TRATTAMENTO riservato a suo tempo a Casini per andare alla ESPULSIONE dal partito di Gianfranco Fini, per continuare con le BELLE DONNE elette nelle liste bloccate del partito e le leggi sulla giustizia che non rispondono a esigenze di carattere generale.
Credo proprio che questo sia parlare chiaro. L'analisi può essere più o meno azzeccata ma è senz’altro onesta e fuori dal solito truculento linguaggio partitico.
Perciò, onore ad Albertini. Mi sembra invece un comportamento molto fuori misura quello di Vendola a Milano e le sue parole più che frutto della ragione mi sembrano marciare sul filo di una demagogia un po’ astiosa e vendicativa. Notevole e fuori dagli schemi anche la libertà che si è preso Tosi, il sindaco leghista di Verona, nel dire che il successo di De Magistris a Napoli può rispondere alla scelta della gente di votare un personaggio sicuramente fuori da qualsiasi rapporto con la camorra, cosa non certa per altri  candidati.
Più sereno e misurato di quanto molti si attendessero sembra il comportamento del nuovo ed inatteso sindaco di Napoli. Concludo con una osservazione. La gente che ha votato ha dato una dimostrazione che in mezzo al popolo c’è molta attenzione alle proposte di cambiamento ed è pronta a cogliere anche le poche occasioni che le vengono presentate. Viene da pensare che invece dei correttivi e dei rimedi ai quali i partiti pensano, sarebbe molto meglio se l’insieme dei dirigenti della nostra comunità nazionale si affaccendasse attorno a progetti politici e sociali utili alla intera società più che alle proprie esigenze propagandistiche.

Personalmente avrei il desiderio che  la prima esigenza a cui piegare il resto fosse la ricerca delle possibili vie di attraversamento di questi difficili anni. In particolare vorrei chiedere ad ogni singolo dirigente se l’immagine che spesso pubblicamente dà, di protagonismo individualistico mescolato ad un po’ di protervia e sviamento interessato della realtà, sia ancora tollerabile e cosa intenda fare per i giorni che vengono.
Steve

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