Elezioni riminesi/ L'invettiva non paga

san_sebastianoA Rimini è finita come avevamo previsto. Renzi, forse, era il miglior candidato possibile per il centrodestra (o come lo chiama il nostro a.c., “il migliore tra i peggiori candidati possibili”). Ha consumato la suola delle scarpe per cercare voti, ma la sua “allergia” ad ogni spirito di coalizione e la predilezione per l’invettiva, l’abbandono (evidente al ballottaggio) di molti alleati solo di nome e, infine, il “trend” nazionale, l’hanno affossato, sia pure con risultato dignitoso, almeno confrontato con quello di altri ben più titolati candidati.


Quello che invece stupisce è che anche a Rimini cominci ad attecchire l’abitudine, deplorevole, a dar dei “deficienti” agli elettori. Niente di più sbagliato: chi non ti ha votato oggi non ti voterà domani se gli dai dell’imbecille. Sembrerebbe una verità elementare, ma forse non lo è visto da chi ha perso (quindi sempre il centrodestra), che lo ripete ancora.


Ha cominciato Berlusconi la scorsa settimana e si è visto come è finita. La sconfitta, ai ballottaggi, da netta è diventata catastrofica. Che Gnassi non fosse, per molti, un candidato da preferire, è vero, ma se i riminesi l’hanno scelto, la scelta va rispettata. Poi si possono fare tutte le critiche che si vogliono, ma gli elettori in quanto tali andrebbero salvaguardati. Idem per l’elevato astensionismo, che non può essere usato come alibi per la sconfitta. Chi non va a votare, per definizione, perde sempre. Un sindaco può anche essere eletto 1 a 0 ed essere ugualmente legittimo. Sarà bene ricordarlo. Sempre. (nella foto: Gioenzo Renzi mentre riceve l'aiuto elettorale di Pizzolante, Zilli, Lombardi & Co.) 

e.b.

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                            

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