Politica estera/ Morte Osama: occhio, non è un videogioco

Stamattina, il nostro collaboratore b.c. ha fatto un esame non convenzionale, e sicuramente profondo, delle implicazioni e delle domande che il fatto del giorno, cioè l'uccisione di Bin Laden, comporta. Mentre scriviamo, nel pomeriggio dello stesso giorno, sui giornali online compaiono più o meno tutti gli stessi titoli: "Il mondo esulta" (Libero); "Folla in delirio davanti alla Casa Bianca" (Rai News); "Bin Laden ucciso, borse in rialzo" (Ansa); e centinaia di altri titoli, tutti o quasi dello stesso tono.

L'impressione dell'errore è però forte: non è il mondo che esulta, ma una parte: la nostra, mentre una parte consistente, l'altra, non vedrebbe l'ora di farcela pagare. Le folle esultanti e i riti semi-orgiastici che accompagnano questo avvenimento, non sembrano molto diversi da quelli di alcune piazze arabe subito dopo l'11 settembre. Tutto ciò, quindi, è il segno di un mondo che non cambia, nè se ottenebrato dal fanatismo religioso, nè se illuminato dalla potenza della divinità del denaro. I comportamenti restano quelli, così come resta aperta la domanda fatta acutamente dal nostro articolista stamattina.

La stessa necessità di distruggere il corpo con il, quantomeno singolare, seppellimento in mare, apre molti più interrogativi di quanto non ne risolva. Soprattutto l'uccisione di Osama Bin Laden, cioè la morte del "male", (come l'ha definita il nostro presidente del Consiglio) e la vittoria del "bene" segnano la fine del conflitto, oppure ne preannunciano uno nuovo e ancora più cruento? Ovviamente la risposta dei media, in queste ore, è tutta per la prima soluzione (con qualche lodevole eccezione). La nostra è molto più dubbiosa perchè, ammesso che "bene" e "male" siano così facilmente distinguibili, come a prima vista in questo caso potrebbe apparire evidente, resta il fatto che in quanto entità morali, difficilmente possono essere uccise una volta per tutte, come al nostro tipo di civiltà piacerebbe.

Purtroppo per noi il terribile principio di realtà ci fa pensare che, al contrario di quel che accade nei videogiochi, non sia così facile arrivare al "game over" e dichiarare: "La partita è finita, noi (i buoni, il bene) abbiamo vinto".

e. b.

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