Elezioni riminesi/ Chiunque vinca, la città è ormai chiusa per "tristezza"

Dalle finestre sulla Piazza si possono vedere i gazebo dei candidati sindaci e di qualche futuro (così spera lui...) consigliere comunale. L'eccezione è Gioenzo Renzi, che ha piazzato il suo banchetto di fronte alle tristi ex vetrine della Standa-Oviesse, sul Corso d'Augusto, ormai da un paio di anni abbandonate. Chissà se la sua scelta è stata voluta oppure è solo un caso? Per ogni evenienza il suo banchetto è presidiato continuativamente da una signora carina dai capelli rossi (una consigliera provinciale) che veramente, almeno lei, la pagnotta se la sta guadagnando...

Fino a che si osserva questo fenomeno un po' dall'alto, senza andare nello specifico e guardare da vicino, tutto bene. Il guaio è se uno ha la cattiva idea di prendere qualche depliant ed esaminare i "programmi elettorali". Apriti cielo, non vi si trova niente che non sia banalità allo stato puro, e sogni che, visti con l'occhio della ragione, assomigliano più a incubi tutti contrassegnati dalla parola "più" (più verde, più servizi, più ricchezza, più cultura, ecc.). Evidentemente ci hanno preso per fessi.

Non parliamo poi della sintassi e della grammatica di questi "programmi". Sembra presa di peso dal romanzo "Il divoratore". Quel che stona però davvero di più è il contesto in cui si svolge questa triste campagna elettorale. Una città vuota, impoverita, i negozi desolati senza un cliente e persino il mercato del sabato fisicamente spopolato. Non bastano a ravvivare questo quadro da Quaresima, i drappelli dei partecipanti agli esercizi spirituali di Comunione e Liberazione, che, anzi, con il loro aspetto un po' lugubre, contribuiscono a rendere l'insieme ancora più deprimente. Alla fine, un gran senso di tristezza e una gran voglia di chiudere le finestre.

Azazello

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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