Economia/ Gli ultimi giorni di quiete apparente

Nonostante una crisi profondissima, vi sono molti segni che stiamo vivendo, forse, gli ultimi giorni di una relativa quiete. Due elementi lo fanno pensare: all'ultima asta dei Titoli di Stato, pochi giorni fa, il debito pubblico italiano è stato collocato, sulla scia di quello spagnolo, ma solo con un significativo aumento dei tassi. Il senso è abbastanza evidente, almeno ai più esperti: diminuisce la fiducia nella capacità di rimborsare il debito e il maggior rischio viene remunerato con un aumento degli interessi. E' lo stesso percorso che un paio di anni fa iniziarono Portogallo, Irlanda e Grecia, con un finale che oggi conosciamo. Altro segnale che, secondo noi, segnala la prossima fine del periodo di relativa e, sia pur triste, quiete, sono i "lanci" di agenzia sull'intervento di Draghi che ha voluto far sapere di ritenere assolutamente indispensabile un taglio delle spese italiane di "almeno il 7% annuo".

Questi "lanci", paradossalmente, sono rimasti sui giornali online solo poche ore e poi sono misteriosamente scomparsi. Al di là di un possibile intento "autopropagandistico" rivolto alla Germania per un'ultima e decisiva spinta alla Presidenza della B.C.E. (il suo fotomontaggio con l'elmo prussiano circola sui tabloid tedeschi da un paio di giorni), per chi abbia un minimo di dimestichezza con i numeri, un taglio annuo di quelle dimensioni, avrebbe il peso di un paio delle ultime manovre finanziarie (diciamo, a spanne, 40-45 miliardi di Euro all'anno)!! Il peso e l'impatto sarebbero tali da far precipitare il paese nel caos.

Eppure Draghi ha ragione, un intervento del genere sarebbe assolutamente indispensabile, a meno di non voler pensare a un, almeno equivalente, aumento della pressione fiscale. Ipotesi che, tenuto conto delle abitudini italiane, è molto più probabile. In entrambi i casi, secondo noi, è evidente che, sia pure con passo lento e cadenzato, l'Italia si sia incamminata, nell'indifferenza generale, anche creata da una informazione a dir poco asservita, verso una china dalla quale sarà difficile far marcia indietro. Temiamo che, passato questo periodo, segnato anche dalla forzata "tranquillità elettorale", la sia pur illusoria quiete, di cui dicevamo nel titolo, abbia davvero fine e si prepari un secondo semestre dell'anno veramente drammatico.

e.b.

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