Il Cancelliere/ "Le famiglie capiscono che le sofferenze che stanno patendo servono solo ad una casta di inefficienti"

In questi giorni di festa siamo riusciti a "bloccare" il Cancelliere tra un impegno lavorativo e l'altro. Ne approfittiamo per chiudere l'intervista del 18 aprile che, a dir la verità, avremmo voluto concludere prima. Cosa che non è stata possibile viste le abitudini lavorative del nostro (su e giù in giro per il mondo). In quellla prima parte di colloquio, il "Cancelliere" faceva un'analisi impietosa della situazione politica italiana. I pochi giorni che sono passati da allora , sembrano esser venuti apposta, purtroppo, per confermare le sue previsioni. Gli attacchi a Napolitano, l'appello contro il "Fisco Oppressore" lanciato dal ministro delle Finanze in carica (!!!), il caso "Lassini" a Milano. Alcuni episodi tra i tanti che sembrano confermare il procedere del Paese verso il caos.

E' così Cancelliere? Sotto il profilo politico sì. Non c'è dubbio che quello che è avvenuto in questi giorni sia il prologo di uno scontro, ben più violento che si avrà fra qualche settimana.

Tra Berlusconi e Napolitano? Sì; le incertezze del capo del Governo ne aumentano a dismisura l'aggressività e il suo partito (se possiamo ancora chiamarlo così...) è ormai nelle mani delle Santanchè, dei La Russa, dei Cicchitto, nonchè degli "organici" del mondo dei media (Vespa, Minzolini, Ferrara, Sallusti, solo per fare qualche nome). Questo gruppo può sopravvivere solo portando al diapason la tensione istituzionale. E così sarà.

Ma agli italiani interessa anche e soprattutto se vi sarà una ripresa economica dopo ormai quattro anni di crisi. Lei già molto tempo fa era stato profetico, almeno adesso può darci qualche speranza? Purtroppo la devo deludere, le speranze sono poche. Nei fatti continua il fenomeno che avevo segnalato nel corso delle due interviste che la sua testata mi fece nel louglio 2009 (pubblicate il 26 ed il 30 luglio, ndr). L'incertezza diffusa e i redditi reali in calo (tralascio gli ottimisti che traducono in "non salgono"...) bloccano ogni prospettiva a breve e medio termine. Anche gli ultimi dati ISTAT e Bankitalia segnalano che i consumi reali sono in calo. In termini nominali sono fermi da tre anni ormai e non possono crescere per il dato elementare che i redditi calano. Non vi sono nuovi posti di lavoro e l'economia è completamente ferma.

Che ne pensa di chi dice che la "ripresina" è dietro l'angolo? E' un "mantra" falso che purtroppo viene ripetuto per piaggeria e abitudine. Le indicazioni di tre giorni fa sulle vendite al dettaglio (che non sono un indicatore "assoluto", ma comunque un ottima bussola), confermano che le difficoltà delle famiglie sono destinate a continuare. Anzi ad aggravarsi a causa dell'inflazione che si scarica sui generi essenziali (quelli di cui non si può fare a meno), diminuendo così il reddito disponibile. Va poi aggiunta quella "oppressione fiscale" di cui faceva cenno il suo principale ideatore ed esecutore e cioè l'attuale ministro delle Finanze.

E' un quadro sopportabile a lungo? No; in effetti no. Ma non è una sorpresa. La "microripresa" del 2010, in realtà appena percettibile e solo a livello statistico, non è stata dovuta alle famiglie, ma a un minimo rafforzamento delle esportazioni. Tutto qui. Ora dopo pochi mesi il meccanismo si è di nuovo fermato.

E allora? Allora, in condizioni normali, il trend negativo potrebbe essere attenuato se almeno si stabilizzasse il livello di ricchezza delle famiglie (cioè il risparmio). Ma anche sotto questo punto di vista i segnali sono negativi. Questo lo dice con chiarezza Bankitalia in quanto le prospettive di lavoro restano sempre negative e pertanto le famiglie, sempre di più devono usare i risparmi per sostenere i consumi essenziali. Ma, come lei capisce, questo micidiale meccanismo di distruzione della ricchezza al fine di sopravvivere non può andare avanti per molto.

Quanto? Diciamo qualche mese. Anche perchè questi numeri durissimi disegnano un futuro incertissimo fatto unicamente di sacrifici. E del tipo peggiore: infatti le rinuncie e le sofferenze di oggi, sopportate dalle famiglie non sono, come sembra negli altri Paesi un periodo transitorio finalizzato alla ripresa della crescita. Tutti percepiscono invece, più o meno distintamente, che è uno "status" di lunga durata loro imposto per permettere a uno Stato inefficiente e alla "casta" che lo comanda di sopravvivere ancora.

Pessimo segnale. Sì, veramente pessimo. E' questo legame, nefando, tra politica ed economia la vera ferita sanguinante dell'Italia, il vero motivo della depressione anche morale dei suoi cittadini. E' questa, in fondo, ridotta in estrema sintesi, la causa scatenante della mancata ripresa italiana.

wkls

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