Politica riminese/ Se anche Vitali comincia a dire le bugie...

Quando ieri abbiamo visto la "lettera" di Stefano Vitali ai giornali, la prima sensazione è stata quella di non commentarla. In essa infatti le considerazioni ovvie, erano talmente sovrabbondanti da rendere superfluo, a prima vista, ogni ulteriore attenzione. Tuttavia, ridandole uno sguardo, vi sono almeno due inviti che ci sentiremmo di rivolgere al presidente della Provincia.

Il primo riguarda il Palacongressi. Come abbiamo detto più volte e nonostante si cerchi di dire il contrario, se è stato costruito in totale difformità al progetto, sotto il profilo antisismico, la colpa non è di chi ha denunciato questo fatto, ma di chi lo ha permesso. E' una elementare, e per questo spiacevole, verità che prima si afferma meglio è per tutti. Quindi, per quanto possa a volte risultare antipatico, la colpa non è dell'onorevole Pini che ha fatto benissimo a denunciare la gravissima irregolarità, ma di chi appunto l'ha commessa o, senza vigilare, l'ha tollerata. Anche se paradossalmente è proprio quest'ultimo (cioè Cagnoni...), che dichiara di "cominciare a stufarsi..."(!!!).

In secondo luogo sull'Università riminese e sulle sue poche esaltanti performances e conseguenti (ovvie) polemiche che cominciano a fiorire, è inutile difenderla a spada tratta, perchè in un clima economico come quello attuale, la differenza tra le facoltà serie e gli esamifici comincia a vedersi. Molte famiglie si stancano di pagare ai pargoli 4 o 5 anni di vacanze al mare, sia pure nell'ex capitale del turismo, per poi ritrovarsi tra le mani dei disoccupati anche un po' pretenziosi... con un titolo di studio dal valore molto discutibile (solo per usare un eufemismo...).

Quindi una riflessione seria su un Polo Universitario Riminese che sembra creato più per l'apparato che vi sta attorno, e in qualche modo vi prospera, più che per una qualità degli studi che vi si effettuano, appare urgente. Per questo le lettere "pastorali" o "encicliche" cui ci ha abituato il presidente della Provincia servono poco, anzi niente. (nella foto: Vitali, a destra e Melucci, a sinistra, si divertono moltissimo a raccontarsela fra di loro).

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