Politica/ "Aveva ragione Bertrand Russell

Avevo circa vent'anni quando leggevo appassionatamente la "storia della filosofia occidentale" di sir Bertrand Russell noto pensatore radicale inglese. Allora, primi anni sessanta, mi sentivo spesso in collisione con l'ambiente circostante e più in sintonia con questo estroverso filosofo. Però arrivato ad un passo in cui egli diceva che disponendo dei mezzi necessari era possibile fare dire alla gente che la colazione arriva a bollore in frigorifero e si raffredda mettendola sul fuoco (salvo aggiungere che la stessa gente avrebbe poi continuato a prepararsi il caffelatte nel solito modo), mi pareva avesse del tutto esagerato nel mettere meglio a fuoco la questione in oggetto, ossia gli effetti di una campagna di stampa.

Solo parecchio tempo dopo, in presenza di casi concreti e con qualche rudimento di psicologia di massa in più, mi è tornato in mente quel passo di Lord Bertrand e non ho più pensato che la sua fosse una esagerazione. Il meccanismo funziona assai bene e la politica si presta magnificamente alla sua applicazione e se si guarda un po'' se ne trovano parecchi esempi. Vi risiede anche uno dei presupposti della politica proposta come racconto e fiaba con il carico eccessivo di personalismi. Sono legati al meccanismo i trionfalismi, il senso del nemico, l'impudenza e la tracotanza che spesso la politica mette in scena, le pubbliche offese agli avversari e gli sperticati auto elogi.

E tutto ciò fa dimenticare ad intere folle che la politica è anche e dovrebbe essere molto di più confronto tra idee e progetti alternativi da sottoporre oltre che alla preferenza dei cittadini ad una attenta e sempre problematica verifica sul campo. Ed anche che tale confronto perchè sia reale, serio ed utile richiede un clima di parecchio diverso dall'attuale ed occorre uscire quindi dai meccanismi che ne assicurano la conservazione.

Si può fare? C'è materiale umano per farlo. Personalmente sono portato a ritenere che ci siano risorse umane sufficienti per tenere in piedi il meccanismo così come attualmente è ma che ci siano allo stesso tempo anche tutti gli uomini necessari per cambiare, e coi piedi per terra senza svolazzi. Credo sia una questione di prevalenza e di organizzazione e di spinta, di motivazione. La conservazione ha una sua inerzia, muove e coagula interessi immediati e precisi, si lega bene agli interessi di parte anche se si mangia l'utilità generale, meno avvertibile.

Le aspirazioni a cambiare, anche se sentite in modo assai diffuso, vengono vissute in tanti mondi separati con scarso o nullo dialogo e da troppo tempo ormai si scaricano fino alla depressione nelle pure comprensibili ed utili denunce dei difetti dell'esistente. Forse è tempo di passare ad altro,di scavalcare gli steccati del passato che ancora sono un limite,e di mettersi in modo problematico davanti alle nuove e difficilissime sfide che il mondo ci pone. Occorre sbrigarsi perchè non c'è tutto il tempo che vogliamo.

Steve

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