Rimini/ Aree in fregio al lungomare: una storia lunga e costosa

Quella delle aree in fregio al lungomare è una storia infinita che parte circa alla metà degli anni '70. Cosa s'intende per aree in fregio? Si intende quella striscia di terreno che sta tra il lungomare e la via dei negozi, fra piazzale Kennedy e piazza Tripoli. Questa striscia di terreno, dal dopoguerra in poi, viene progressivamente "occupata" dagli alberghi e da qualche altra attività commerciale. Negli anni '70, l'amministrazione comunale decide di intervenire sostenendo che si tratti di un'area del demanio comunale, dunque di un bene pubblico in senso proprio: chi lo occupa deve pagare una tassa di occupazione del suolo pubblico, la tosap.

Arrivano i primi avvisi di pagamento ma nessuno ottempera. In quegli anni, la posizione degli albergatori occupanti è sostanzialmente questa: quel suolo è di proprietà del Comune ma in qualità di patrimonio. Non si tratta dunque di un terreno demaniale al quale, per legge, sarebbe legato un fine pubblico proprio. Trattandosi, invece, di "patrimonio comunale" cambierebbe il regime giuridico al quale sono sottoposte le aree. Dunque, per gli albergatori, non è dovuta nessuna tassa, casomai sarebbe dovuta la corresponsione di un canone. Per cui la tassa non viene pagata e cominciano ad aprirsi dei contenziosi giuridici che finiscono all'Intendenza di finanza di Forlì, e lì rimangono, senza mai andare a giudizio.

L'amministrazione comunale, imperterrita, continua a inviare le "cartelle" della Tosap (regolarmente contestate dagli albergatori occupanti tutti gli anni...) per anni e anni, fino al 1996. E lo fa senza tenere conto di due diversi pareri forniti da due grandi giuristi interpellati proprio dalla stessa amministrazione per chiarire la questione. Massimo Severo Giannini nel 1981 e Furio Bosello nel 1988. In due relazioni diverse i due luminari dicono sostanzialmente la stessa cosa: quei terreni sono patrimonio disponibile del Comune. Nonostante questi due insigni e documentati pareri l'Amministrazione continua, come detto, a considerare demaniali quei terreni e ad inviare la tosap (che nel frattempo è perlomeno quadruplicata) agli occupanti fino al 1996. Tra l'altro, se si leggono i bilanci di previsione di quegli anni, si vede che la tosap relativa a quelle aree in fregio viene messa a preventivo. Ovvero, il Comune presume di incassare soldi che non vengono mai incassati.

Ma cosa succede in quel 1996? Succede che cambia il contenzioso tributario e la competenza giuridica passa dall'Intendenza di finanza alle nuove Commissioni tributarie. Le Commissioni tributarie, e quella di Rimini non fa eccezione, danno il via ad una serie di processi pur non arrivando mai alle decisioni in merito. Arriviamo alla fine degli anni '90. E' il momento in cui la stessa Amministrazione Comunale dà ragione ai contribuenti: il terreno non sarebbe demaniale ma patrimonio comunale, dunque aver preteso il pagamento della tosap (peraltro mai avvenuto), sarebbe stato un errore. Niente Tosap, dunque, ma è giusto che gli albergatori paghino un canone oppure che restituiscano l'area al Comune.

Tutto bene quel che finisce bene? No. Perchè fra alcuni degli albergatori in questione si fa strada un'idea: sono passati più di venti anni da quando si è occupata quella parte di suolo pubblico, dunque si è in presenza di diritto d'usucapione." Per cui, caro Comune, io non ti devo proprio un bel niente, neanche un canone per l'occupazione del suolo", sembrano dire gli Hotel. "Anzi, quei suoli me li tengo!". Arriviamo così al 2000. Si va a processo contro quegli albergatori che rifiutano di pagare il canone. E' la prima causa il Comune la perde: il Tribunale di Rimini propende per l'usucapione. Sarebbe interessante leggere le motivazioni della sentenza, anche per capire come funziona il diritto d'usucapione: bastano più di vent'anni di godimento d'un bene, oppure bisogna anche aver affermato il proprio diritto su quel bene, per rivendicarlo come proprio? Sottigliezze per giuristi.Comunque il Comune perde.

Tante domande alle quali si potrebbe rispondere in un processo d'appello. O, meglio, si sarebbe potuto rispondere. Perchè il fatto clamoroso è questo: i difensori del Comune dimenticano (sembra) l'appello. La sentenza, si dice, "passa in giudicato". In ogni caso, il tutto si traduce in altri mancati incassi per il Comune, che perde anche i terreni (o meglio: il primo dei terreni). Gli altri, forse, seguiranno. Facciamo un po' di sintesi su tutta la vicenda? 1) Il Comune di Rimini segue per circa 20 anni, più o meno fino al '98-'99, una strada che finisce per riconoscere come sbagliata nonostante, già dal 1981, gli fosse stato detto di cambiare percorso. 2) Quando cambia idea, perde automaticamente venti anni d'introiti (possiamo parlare di qualche milione di euro). 3) Intenta delle cause per recuperare parte di quei soldi, o almeno i suoi terreni; perde la prima causa (e ci sta) e poi non fa ricorso (e non ci sta). Nella sostanza, tutto il comportamento dell'Amministrazione, fin dagli anni '70, sembra in questo caso contrassegnato da un masochismo incredibile. La morale è quella solita: milioni di euro ed un patrimonio immenso buttati al vento.

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