Politica internazionale/ Per "Libero" Dilma Roussef è una terrorista. Come Pertini, Saragat, Sacharov...

Quando stamattina abbiamo aperto i giornali e abbiamo letto il titolo a tutta pagina di "Libero": "Una Terrorista al Quirinale", non abbiamo potuto far a meno di sobbalzare. Che cosa è successo? Guardando meglio la foto sotto al titolo, ci siamo accorti che il viso della "terrorista", una bella signora di mezza età, altro non era che quello della presidente del Brasile Dilma Roussef. Che i due giornali di stretto riferimento del Presidente del Consiglio Berlusconi stessero esagerando, ce n'eravamo accorti in parecchi e da un pezzo. Ma stavolta ci sembra che siano andati oltre qualsiasi segno e ragione.

Leggendo infatti l'articolo, il cronista spiegava, con abbondanza di particolari che, in effetti, la Presidente Roussef, durante il regime dei generali golpisti (al potere in Barsile fino a non tanti anni fa), era stata condannata a sei anni di carcere come "sovversiva". Per questo, sempre secondo il giornale di Berlusconi, Feltri e Belpietro, la Signora Dilma si merita di sicuro l'epiteto di "terrorista"! Certo che il mondo è curioso: stando alla logica di "Libero", quindi, almeno due nostri presidenti della Repubblica (Saragat e Pertini), avrebbero meritato lo stesso epiteto! Anzi, Pertini, se non ricordiamo male, fu addirittura condannato a morte dal tribunale speciale fascista.

Con la stessa logica Sackarov e Solgenytzin sarebbero anch'essi dei sovversivi anzi, "huligani" (come li chiamavano allora nell'Unione Sovietica) e lo stesso si dovrebbe dire dell'attuale premio Nobel cinese, del passato premio Nobel birmano, ecc. ecc., anch'essi condannati a varie pene e spesso a morte da regimi altrettanto democratici quali quello dei generali brasiliani che si "occuparono" dell'attuale presidente Dilma Roussef e, perchè no, del suo predecessore Lula (anche lui frequentatore delle patrie galere ai tempi dei generali come "sovversivo e terrorista").

Quanto al resto dell'articolo, tutto incentrato sulla mancata estradizione di Cesare Battisti, la cosa più intelligente l'abbiamo letta qualche giorno fa nell'editoriale di un periodico non certo sinistorso, come R.I.D. (Rivista Italiana Difesa). Il direttore Andrea Nativi faceva notare che Battisti, in Brasile, c'è arrivato dalla Francia, che ha sempre negato l'estradizione. Quindi, come mai la stessa indignazione non l'abbiamo rivolta contro Sarkozy e l'odiata sua consorte Carlà e i predecessori di questo Chirac e Mitterand? Giustamente, notava il direttore Nativi, che fu per "realpolitik", e se realpolitik "ha da essere", "ha da essere" anche per il Brasile e non solo per la Francia. In ogni caso, la sparata del giornale del presidente del Consiglio e dei suoi "arditi" Belpietro e Feltri, è stata veramente grossa, e non crediamo che passi inosservata in Brasile, che è un nostro importante partner commerciale. Già avevano respinto duramente le bordate di La Russa; figuriamoci oggi che l'attacco arriva direttamente dai giornali vicini al presidente del Consiglio.

E' anche vero che, chi legge tra le righe, capisce subito che l'articolo ha un altro bersaglio, oltre al presidente della Repubblica brasiliano: quello italiano Giorgio Napolitano che, appunto, tra gli invitati del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, ha anche il Presidente del Brasile. Tuttavia, anche questa lettura più nostrana, non crediamo farà molto piacere a a gran parte dei nostri amici brasiliani, molti dei quali ricordano ancora la simpatia e la piacevolezza di vivere sotto i generali che un paio di decenni fa condannavano la loro attuale presidente.

Infine, quanto a terrorismo, crediamo che nulla abbia da imparare in materia uno dei migliori amici del nostro presidente del Consiglio, e cioè il Colonnello Gheddafi. Questo fu ritenuto mandante, se non ricordiamo male, da un tribunale inglese per la strage di Lockerbie (1988: aereo fatto esplodere con una bomba: 300 morti), eppure con lui (lui Gheddafi), si fa continuamente "lingua in bocca". (nella foto: il tipo di presidente che "Libero" preferisce: il dittatore cileno Augusto Pinochet).

E.B.

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