Politica/ Siamo sicuri di essere in democrazia?

Siamo sicuri di vivere in una democrazia? Il 3 febbraio la Commissione parlamentare sul federalismo ferma il decreto relativo al federalismo municipale sul 15 a 15. Il testo, dunque, è da considerarsi respinto. Secondo l'articolo 7 del regolamento, infatti: "le deliberazioni della commissioni sono adottate a maggioranza dei presenti, considerando presenti coloro che esprimono voto favorevole o contrario. In caso di parità di voti, la proposta s'intende respinta". Questo in un Paese "normale".

Che succede, invece? Berlusconi convoca un Consiglio dei ministri e decide, lui con gli altri, di portare il tutto davanti al parlamento come decreto legislativo del governo. E' un'interpretazione dell'iter del tutto fuori da qualsiasi regola. Il governo, così facendo, ritiene di passare sopra al lavoro della commissione parlamentare e di imporre le proprie scelte approfittando dei numeri sui quali conta nell'assise. Ovvio che il Presidente della Repubblica giudichi "irricevibile" il decreto e lo respinga. Dunque delle due l'una: o è il Presidente della Repubblica ad essere un golpista, o almeno, a esser buoni, un "vuoto formalista" (come già cominciano a insinuare nei loro primi lanci di stampa i giornali governativi, il giornale Libero in primis, ma anche Il Carlino, La Nazione, Tempo, e tutti i giornali che fanno capo alla Lega) o lo è chi forza le regole del nostro sistema costituzionale.

Caso Ruby. Sempre il 3 febbraio, Il Parlamento vota e stabilisce che "Berlusconi intervenne presso la Questura di Milano nella sua funzione di capo del Governo". Cioè, Berlusconi pensava che Ruby fosse la nipote di Mubarak, presidente dell'Egitto. Ne consegue che Berlusconi, secondo quanto votato in parlamento, debba presentarsi al giudizio del Tribunale dei Ministri. Questo, per giudicare il premier, dovrà chiedere l'autorizzazione al parlamento. Quest'ultimo, a maggioranza Pdl più Lega, la negherà. Quindi, grazie a quanto votato il 3 febbraio dalla maggioranza, Berlusconi non affronterà proprio nessun giudice riguardo alle accuse di prostituzione minorile e concussione. E questo nonostante tutte le registrazioni, le intercettazioni, le testimonianze rese.

Siamo sicuri di vivere in una democrazia? O forse al posto della "nipote di Mubarak" sta arrivando lo zio Hosni?

Flavio Semprini

Articoli Correlati

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net