Politica/ Da De Gasperi ad oggi... un grande passo indietro

"Sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me". Questa è la frase d'esordio di Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio della neonata Repubblica italiana nel suo discorso alla prima convocazione alle nazioni unite. La guerra era appena finita e l'Italia era stata malamente sconfitta. Già queste singole parole fanno vedere la stoffa di un uomo che ha la dignità, l'umiltà ed il coraggio necessari per portare davanti ai vincitori ed a tutto il mondo, le speranze di un paese sconfitto e reduce da una dittatura bellicosa ed alleata con una Germania allora carica delle nefandezze naziste.

Con quel discorso mostra un'Italia profondamente nuova, che ha altro da fare vedere al mondo, rispetto al passato. E che ciò sia vero viene capito da tutti, tanto che quando De Gasperi ha finito il segretario di stato americano gli si avvicina e gli stringe la mano nel modo di chi accoglie, con stima, degli amici per un po' di tempo perduti. Il modo, la moralità, la serietà politica di questo trentino, sono difficili da raggiungere ma egli rimane certamente uno dei modelli di uomini di stato italiani da tenere sempre ad esempio da quanti hanno a cuore le sorti del Paese.

L'oggi

Se facciamo attenzione ai modi di oggi, il contrasto può apparirci netto se ci premuriamo di guardare oltre le nostre personali e legittime simpatie. In parecchi, nelle diverse parti politiche, piccoli e grandi, hanno la tendenza a personalizzare il proprio ruolo fino a sembrare tanti piccoli ducetti della democrazia. L'uso smodato della radio ai tempi di Mussolini, paragonabile a quello odierno, più potente, della televisione. Le arringhe alle folle plaudenti contro le demoplutocrazie sostituite dai gruppi militanti di oggi, aizzati contro quello o quell'altro ed in modo tanto insistito da fare parlare anche le due supreme figure del papa e del presidente della Repubblica per un richiamo solenne a maniere più composte.

Ancora l'appellarsi continuo agli "italiani" fingendosi interpreti della quasi totalità, quando ben che vada se ne rappresenta una parte, anche larga ma difficilmente maggioritaria. Informiamo chi ha una esperienza più breve che ci sono alcune nuove cattive abitudini ripetute con noiosa prepotenza; una è l'autoelogio. Potrete osservare che di frequente si inzia con insulti al "nemico" che naturalmente è sempre tanto stupido che alla fine invece di nuocere agli altri finisce sempre per farsi del male e si conclude con l'elogio di sè stessi.

Mai un dubbio, mai una esposizione problematica di una questione ma sempre ci si dice bravi interpreti della verità. Evidentemente anche coloro che si professano di indirizzo liberale non hanno mai letto Popper, uno dei capisaldi del pensiero liberale e che non ammette liberalismo senza l'ammissione della falsificabilità delle proprie tesi. Altro recente luogo comune della politica è l'orgoglioso "abbiamo portato a casa" usato spesso per comunicare ai fedeli un nuovo incarico ottenuto per un uomo del partito od altro, comunque come segno di potenza. Quando lo sento, mi viene la voglia di rispondere che mi sto guardando nelle mie tasche di cittadino per vedere che cosa mi manca dopo che essi "si sono portati a casa".

Conclusioni

Non scoraggiamoci però, già oggi anche dentro la politica ci sono uomini capaci di altri linguaggi e di altri ragionamenti. Altri ancora ,e forse in numero molto maggiore di quanto si possa immaginare, ci sono sparsi nella società e quindi per cambiare non occorre una fantomatica modificazione della natura umana, ma un ben più terreno cambiamento dei modi di funzionare della politica. Ben difficilmente però i soli buoni propositi o le sole esortazioni basteranno a provocare cambiamenti sensibili. Perchè ci sia un cambiamento reale e nella tranquillità democraticamente garantita potrebbe occorrere una forte spinta originata anche dalla consapevolezza che non possiamo garantirci il futuro in un mondo sempre più selettivo mantenendo metodi di organizzazione arruginiti.

Abbiamo l'esperienza di recenti ventate di sdegno popolare che hanno portato grandi cambiamenti, come tangentopoli, ma col difetto di essere più adatte a distruggere che a costruire. Come diretta conseguenza di ciò, crediamo che sia meglio che tanti politologi, giornalisti, scrittori, alti dirigenti che parlano spesso dei guai del nostro Paese con libri, conferenze, articoli o comunicati stampa, passino da subito allo studio di quanto si può fare per cambiare a cominciare da adesso a farlo. Pensierino del giorno. "se ciò è una necessità, per la legge delle probabilità, prima o poi succederà".

Steve

Articoli Correlati

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
Dati Anteprima.net