Politica/ Perchè la chiesa cattolica non condanna apertamente Berlusconi? Perchè così lo può condizionare

Una delle domande che più frequentemente arrivano in redazione, ha per oggetto l'atteggiamento ("strano", secondo qualcuno), della chiesa cattolica nei confronti della incredibile situazione che ormai da mesi sta monopolizzando l'attenzione dell'opinione pubblica italiana sulle pseudo prodezze sessuali del primo ministro Silvio Berlusconi. Con tutte le ricadute, ovvie su un Paese, tra l'altro, economicamente stremato. Confessando di non essere particolarmente ferrati in retroscena vaticani, abbiamo girato questa domanda ad un nostro "corrispondente non ufficiale da Oltretevere", il quale ben conosce questi meccanismi e ci ha dato una risposta che riteniamo interessante e da meditare.

La redazione

La presunta cedevolezza delle gerarchie cattoliche nei confronti delle intemperanze, che ormai rasentano ed oltrepassano il comune sentire del presidente del Consiglio, devono essere viste in un contesto che tenga conto da un lato delle diverse prospettive temporali della Chiesa rispetto al fluire politico, e dall'altro della contingenza economico-politica che anch'essa sta vivendo. Da un lato può sembrare strano che le gerarchie mantengano nei confronti di comportamenti ormai al di fuori di ogni controllo di questo personaggio politico un atteggiamento quantomeno "comprensivo", se non "giustificazionista" o "complice". Questo appare ancora più strano se si pensa agli attacchi durissimi, senza nessuna parsimonia, rivolti anche in tempi recentissimi, contro il cosiddetto "relativismo morale", visto dalla Chiesa Cattolica come il male assoluto.

In poche parole, comportamenti apparentemente banali classificati e "sanzionati" con la massima severità che, posti a confronto con certi attuali atteggiamenti del mondo politico e del personaggio specifico, possono apparire apparentemente inspiegabili ad un osservatore esterno. Tuttavia, non bisogna dimenticare che la gerarchia cattolica ha sempre operato secondo un preciso e ben ponderato orientamento che tende a privilegiare il rapporto con il potere politico, visto come risorsa e non certo come oggetto di esempio. Anzi. Nello specifico non bisogna dimenticare che negli ultimi anni la chiesa cattolica ha ottenuto da questo Governo vantaggi economici (in pratica: la totale immunità fiscale, anche per tutte le sue numerosissime e lucrosissime attività economiche), assolutamente incomparabili con qualsiasi regime sotto il quale essa ha storicamente operato in epoca moderna.

Ad esempio (solo per rimanere all'Italia), nulla di nemmeno lontanamente simile aveva ottenuto ai tempi della Democrazia cristiana, nonostante per questo partito, l'aggettivo "cristiano" fosse in parte vero e impegnativo. Per valutare l'attuale atteggiamento della chiesa cattolica, senza infingimenti ed eccessi di moralismo, occorre a mio avviso tener conto di almeno tre fattori.

Il primo: la gerarchia "ama" leader deboli ed eticamente condizionabili. Sono malleabili ed utili. Odia invece senza rimedio quelli che, pur irreprensibili nella vita privata si definiscono "cattolici adulti" (come fece Prodi qualche anno fa). Per la chiesa cattolica (e ritengo, paradossalmente giustamente) non esistono cattolici adulti che possano permettersi di interloquire e, proprio perchè "adulti", porsi in posizione autonoma rispetto alla gerarchia. Molto meglio governanti discutibili, con i quali è molto, molto più facile trattare ed ottenere vantaggi economici e legislativi in generale (ad esempio l'attuale legge sulla fecondazione assistita).

Secondo punto: economicamente la chiesa cattolica è stata in questi anni molto provata dagli scandali sessuali che ne hanno pesantemente decurtato le entrate "spontanee", specialmente dal mondo anglosassone e dal Nord Europa. L'esenzione totale ottenuta in questi anni grazie al governo Berlusconi vale molti miliardi di euro che, peraltro, solo in parte coprono le perdite dovute appunto agli scandali sessuali. Piaccia o non piaccia, questo è un fatto da cui non si può prescindere e, nello specifico, il "conto" che Berlusconi presenta alla Chiesa è molto semplice: molta "comprensione" nel giudizio nei suoi confronti.

Terzo punto: in ogni caso "chiesa cattolica" è un termine amplissimo che comprende una cospicua fetta di cristiani "di base" ben poco "comprensivi" con il premier. Chiesa cattolica è anche "Famiglia Cristiana". Essa è ben poco tenera con il presidente del Consiglio così come, ad esempio, Cielle è del tutto solidale con questo. Entrambe, pur odiandosi, sono "Chiesa", pur trovandosi agli estremi opposti. Questa forza alternativa può essere "giocata" (e lo è) nel rapporto con l'opinione pubblica, diciamo "laica", che vede la parte apicale, ecclesiastica, accettare ed avallare comportamenti discutibili, ma vede anche tanta brava gente che vive, fatica, si comporta decorosamente, soffre e lo fa "credendo". Vedendo questo mondo - e, ribadiamo, è anche questo "Chiesa" -, anche l'acattolico o laico che dir si voglia, non può nascondere, verso queste persone, un moto di simpatia. E questo che, nei secoli ha contraddistinto il cattolicesimo e, in fondo, ne è stata la forza più intima e solida.

R.P.

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