Economia/ Il federalismo, così com'è, aumenta la pressione fiscale. E intanto il Portogallo va in default. Poi tocca a noi?

In questo triste inverno nell'anno XVIII dell'Era Berlusconica - cominciando a contare ovviamente dal 1994 d.c. - dobbiamo dire che la nostra piccola "testatina" on-line sta cominciando a prendersi delle belle soddisfazioni. Proprio ieri davamo la nostra interpretazione dell'attacco della Santanchè a Tremonti e oggi veniamo informati dai "Giornaloni" che è Tremonti, proprio lui, la nuova ossessione del Cavaliere di Arcore. Colpevole (Giulio) di due cose: uno di trattare col nemico per la riforma fiscale che dovrebbe sostenere il federalismo che Bossi vuole per "non staccare la spina al Governo". L'altra colpa, è di non aver saputo far fronte alla crisi e, peggio ancora, dire che c'è, smentendo il Cavaliere e i suoi pretoriani nonchè la stampa governativa che affermano il contrario.

Di ieri, infatti, il rabbioso attacco della Santanchè (di cui abbiamo dato conto nell'articolo "Una Sibilla...). Brutta situazione che, sicuramente accomoderanno a suon di "benefit", ma che conferma l'aria da "fine del mondo" che si respira in giro. D'altra parte la preoccupazione di Berlusconi una volta tanto ha un fondo di realtà: il federalismo "alla Bossi" ha due problemi:

1) aumenterebbe pesantemente la pressione fiscale;

2) taglierebbe di fatto fuori dal Paese molte regioni centromeridionali che (mancando di risorse, al di là degli slogan), verrebbero appunto tagliate fuori.

Si tratterebbe davvero di una "secessione" (sia pur apparentemente soft e un po' diluita nel tempo e negli effetti). Ma, qui viene il punto, l'attuale maggioranza del Cavaliere si regge su un manipolo di ex finiani ed ex dipietristi ( i cosidetti "responsabili") quasi tutti eletti (e originari) nel Sud Italia. Certo, questi responsabili, potrebbero "incassare" e cambiar Regione dopo aver votato la "versione del Bossi", ma non è mai facile perchè comunque è lì dove sono nati che hanno quel po' di potere che li rende, oggi, così determinanti da "res nullius" che erano "ieri".

Altro segno curioso è la serie di attacchi che il "Giornale" riserva a Feltri accusato come Napolitano di essere nemico di Berlusconi. L'attacco è di oggi, il titolo inequivocabile: "Napolitano (e Feltri) cambiano bandiera" e la violenza, soprattutto contro il Capo dello Stato, inusitata anche per una testata come il Giornale. La firma è del direttore Sallusti. Anche qui sorge spontanea una domanda: quella della coppia "Giornale"/Sallusti, Feltri/"Libero" è una nuova tattica tipo "marciamo divisi per colpire uniti" (come pensiamo noi...), oppure vi sono davvero delle divergenze tra gli ultimi (e veri) difensori della Ridotta della Valtellina (Sallusti e co.), e gli altri tipo Feltri che in extremis cercano di smarcarsi?

Fra poco lo sapremo. Nel frattempo dobbiamo, nostro malgrado, dar conto dell'ennesima previsione, avveratasi, del nostro Cancelliere. Da oggi, infatti, il Portogallo è semiufficialmente in "default". I suoi titoli non sono accettati in garanzia dagli istituti di credito internazionali (Svizzera in primis). Il problema e' che il Portogallo era L'ultimo (e "meno piccolo") dei "piccoli" stati condannati; dopo arriverebbero i "medio grandi". E tra questi sappiamo chi c'e'... Speriamo che quanto scritto dal Nostro già nel luglio 2009 (il 28 luglio quando nessuno ci pensava nemmeno!) e, di recente, il 16 dicembre 2010, non si realizzi.

S. Piasecky

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