Economia/ Cinque cose da fare, che nessuno fa

Come ormai appare chiaro a tutti, anche al cosiddetto primo ministro del nostro Paese il quale sa bene quale sia la situazione, ma professa ottimismo perchè deve tenere il sedere ben attaccato alla poltrona per più tempo possibile, il 2011 sarà un altro anno terribile per gli italiani. Famiglie, persone sole, piccole e medie aziende, lavoratori salariati e stipendiati, liberi professionisti, giovani, pensionati, ecc. vedranno scendere chi il proprio fatturato, chi il proprio potere d'acquisto.

I dati Istat e anche altre fonti lo confermano: la crescita di oggi è la metà di quella del 2006, un anno in cui l'economia italiana crebbe un po', dopo un 2005 critico. Le notizie più brutte vengono dai consumi, sia privati, sia pubblici. I consumi privati crescono oggi solo dello 0,7 per cento (il dato era +1,3 nel 2006). Perchè? Perchè una persona normale tende a non spendere o investire in un Paese che mette la vita dei cittadini sempre più "sull'orlo del buratello", come si dice dalle nostre parti. Il lavoro "fisso" diminuisce; la maggioranza delle assunzioni sono a tempo determinato; aumentano le ore di cassa integrazione; aumentano i disoccupati, compresi quelli che non hanno più nessuna intenzione di trovarsi un lavoro; famiglie e singoli faticano ad arrivare alla fine del mese (anzi, proprio non ci arrivano). In una fase come questa, come pensare che i consumi possano crescere?

Chi governa il Paese qualche mossa la dovrebbe fare. Ma il governo Tremonti, al di là delle dichiarazioni di queste ultime ore (lasciamo stare Berlusconi che è impegnato in altre cose di varia natura), ha scelto la linea dei "tagli lineari", senza chiedersi se non fosse il caso di analizzare più a fondo diverse situazioni. Soprattutto, non ha varato nessun intervento di tipo anche solo vagamente keynesiano per arginare almeno il calo dei consumi pubblici. I tagli lineari, senza mettere sotto controllo la spesa corrente, appaiono inutili. Esistono, ad esempio, ministeri (uno per tutti, quello della Difesa), dove si potrebbe risparmiare molto, e bene, senza per questo far diminuire le capacità professionali di chi ci lavora. A patto di intervenire col bisturi e non con l'accetta. A patto di sapere bene cosa si deve fare, e cosa no. Quanti sono gli enti statali, regionali, provinciali, comunali che possono subire tagli ragionati dalle proprie amministrazioni senza per questo perdere d'efficacia nel loro lavoro? Tanti.

In un posto come l'Italia (se fosse un Paese "normale" per dirla con Dalema), dove la vera industria importante dovrebbe essere il turismo, di certo in periodi di crisi si abbasserebbe l'Iva su prodotti e servizi legati a questo settore. E' proprio impensabile che i minori introiti dello Stato derivati dall'abbassamento dell'imposta non sarebbero compensati da un maggior flusso turistico facilitato dall'abbassamento conseguente dei prezzi al turista/consumatore? E sarebbe proprio impensabile abbassare contemporaneamente la tassazione sui redditi da lavoro e d'impresa e tassare di più le rendite (quelle alte) e i consumi dei beni di lusso?

Meno tasse sui redditi da lavoro significano maggiore capacità di spesa (o di risparmio) per le famiglie. Che poi le persone con i soldi in tasca si rimettano a comprare subito, o mettano i soldi in banca per pagare mutui e debiti, cambia poco. L'effetto sarebbe positivo sulla psicologia dell'abbacchiatissimo italiano medio che ricomincerebbe comunque a comprare, anche se magari in tempi un po' più lunghi. Meno tasse sui redditi d'impresa (ma legate a investimenti in nuove tecnologie da applicarsi in aziende dislocate sul territorio italiano, in ricerca e sui giovani) ridarebbero fiducia alle imprese spingendole anche a investire.

Ad esempio: perchè non adottare una strategia/Paese per incoraggiare produzione e acquisto di auto elettriche o a bassissimo impatto ambientale? Si prenderebbero molti piccioni con una fava sola. E si costringerebbe la Fiat a fare i conti con il proprio management, incapace di tirare fuori un'auto innovativa e "bella" ormai da anni, mentre il conto della crisi, lo pagano solo i lavoratori a basso reddito. Tassare le rendite superiori a una certa cifra (100mila euro?) e i consumi di lusso sarebbe così scandaloso? Auto elettriche e di piccola cilindrata, a metano o gpl devono essere aiutate a entrare prepotentemente sul mercato. Ma se uno si compra una costosissima, inquinante e ingombrante auto di grossa cilindrata, perchè non dovrebbe compensare in parte il danno che provoca a tutta la comunità?

Infine l'evasione fiscale. Oggi l'Agenzia delle entrate ragiona come Tremonti: interventi lineari, "a gamba tesa" sul cittadino. Invece dovrebbe lavorare basandosi su concetti semplici e chiari come al tempo del redditometro: se io compro una Ferrari, una Bentley, una Jaguar, o una qualsiasi auto di grossa cilindrata; vado in vacanza tre/quattro volte l'anno e denuncio al fisco 15mila euro, devo o no avere una visitina dall'Agenzia delle Entrate? I controlli andrebbero cioè fatti a ragion veduta, mentre ora il fisco italiano non fa altro che intervenire a largo spettro su tutti i cittadini, col risultato di mettere in difficoltà le più deboli fra le partite Iva (piccoli commercianti e artigiani, giovani liberi professionisti, nuove professionalità indipendenti e creative, ecc.). Favorendo così i soliti noti.

Flavio Semprini

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