Economia/ La "guerra degli aeroporti" vista da un altro lato

L'aeroporto Fellini di Rimini ha portato via ("scippato", secondo le colorite espressioni usate sui giornali dell'uno e dell'altro fronte) a quello di Forlì gli arrivi e le partenze della compagnia Wind Jet di Catania. Questo dovrebbe consentire, subito, alla struttura riminese, di passare dai 500mila passeggeri annui in arrivo e in partenza, al milione di transiti. Una notizia che merita di essere approfondita anche sotto altri punti di vista che non siano quello del "duello rusticano" (o, ancor più, da "curva di calcio") messo in scena dai giornali locali. E anche da qualche dirigente e politico forlivese, a dir la verità.

Prima di tutto, occorre dire che raggiungere un milione di passeggeri l'anno non fa sì che l'aeroporto Fellini si trasformi da struttura a rischio chiusura (come solo poche settimane fa poteva essere, furono scritti diversi articoli in questo senso), a struttura "top" nella lista degli aeroporti italiani. Proprio no. Cosa fa la differenza? In ordine sparso: il break even fissato dagli esperti per la sopravvivenza di un aeroporto minore come quello di Rimini è di 500mila passeggeri movimentati. Rimini ci rientrava appena. Ora con Wind Jet arriverà a un milione, come abbiamo detto. Ma un milione di passeggeri comportano l'aumento anche dei servizi presenti in aeroporto (più sicurezza, più trasporti, più efficienza nei check-in, ecc.) e dunque costi maggiori. Teniamo anche presente che Rimini non potrà mai essere un aeroporto da due milioni di passeggeri movimentati (numero che secondo gli esperti fissa un credibile break-even per "guadagnare"): non si può allargare e, in più, ha come unico sfogo viario la bimillenaria Statale 16 "Flaminia", strada che di Statale ha davvero poco.

Quindi, il Fellini rimarrà comunque un aeroporto a rischio chiusura. In sintesi, non è detto che il milione di passeggeri sia garanzia di "aeroporto che guadagna". Anzi. Wind Jet, lo ricordiamo, è una compagnia aerea nata nel 2003 a Catania per volontà di Antonino Pulvirenti, imprenditore della grande distribuzione alimentare e da alcuni anni presidente del Catania Calcio. Opera con una flotta di 11 Airbus su rotte nazionali e internazionali soprattutto verso il nord ed est Europa. La sede legale è a Catania, e le basi operative sono situate presso gli aeroporti di Catania, Palermo e, tra poco, Rimini. E' un'importantissima compagnia low cost italiana, con oltre 2.900.000 passeggeri trasportati (dati 2008).

Come si è arrivati a portare Wind Jet a Rimini? Le fonti ufficiali dicono che Rimini ha messo sul piatto cinque milioni di euro in conto valore dei biglietti. Cioè, il Fellini ha comprato l'equivalente di cinque milioni di "sedili occupati". Una cifra che garantisce già un plafond operativo ai siciliani. In più i riminesi si sarebbero impegnati ad aggiungere gli oneri dei servizi a terra (altri due milioni). Totale sette milioni che il Cda del Fellini deve trovare ogni anno per far volare Wind Jet. E queste sono le cifre ufficiali. Inutile dire che quelle "sussurrate" dai soliti ben informati sono perlomeno doppie (14 milioni). Soldi che dovranno essere chiesti alle banche (oh gesù!).

Andiamo verso la conclusione di questa necessariamente lunga articolessa. In Italia ci sono fin troppi aeroporti (sono 116) e nella nostra zona ce ne sono ben cinque: Parma, Bologna, Forlì, Rimini in Emilia, più il vicinissimo Falconara nelle Marche. Secondo i principi enunciati prima, di questi cinque solo il Marconi di Bologna non è a rischio chiusura (4,7 milioni di passeggeri movimentati nel 2009). Non c'è dubbio che due fra i quattro aeroporti emiliano-romagnoli devono chiudere. Ed è chiaro che, a tutt'oggi, dovrebbero essere Parma e Forlì. Altresì, non v'è dubbio che i dirigenti aeroportuali e i politici di Rimini e Forlì avrebbero dovuto comportarsi in altro modo e, anzichè andare a una guerra per bande, avrebbero dovuto trovare un accordo già anni or sono.

Non è detto, infatti, che la chiusura del Ridolfi sia una iattura per le economie locali. Tanto per cominciare: quanti soldi risparmierà la collettività forlivese se il Ridolfi chiuderà e non si dovranno più "buttarci" soldi? L'altra considerazione da fare è: avete notato che a decidere chi sopravvive tra gli aeroporti a rischio italiani non è lo Stato o il mercato ma le Compagnie aeree le quali, in estrema sintesi, vanno dove si offrono loro le condizioni migliori (in pratica "soldi cash" prima di far partire il servizio) .Certo: poi singolarmente si vola a basso prezzo. Ma qual è il costo che deve sopportare una comunità? Quanto costerà al semplice cittadino della provincia di Rimini questa mossa pro Wind Jet?

Intanto, se vogliamo davvero capire come si costruisce un aeroporto, guardiamo quel che hanno fatto a Verona, dove il Catullo dista 12 km dal centro della città (e dunque ha spazi per espandersi, cosa che si sta facendo), oltre ad una più che decente viabilità. E serve un comprensorio (Brescia, Mantova, Rovigo, Vicenza, Trento, Bolzano e Verona) che, con circa quattro milioni di abitanti, raggiunge il 12% del Pil nazionale. E' collegato giornalmente con voli per Roma, Palermo, Catania, Olbia, Cagliari, Bari, Napoli e Salerno. Per quanto riguarda i voli internazionali con tutte le più importanti città europee dell'Ovest e dell'Est. E conta più di 3.5 milioni di passeggeri transitati. (nella foto della primavera 2011: Masini, presidente di Aeradria, inaugura il primo volo Wind Jet dal Fellini).

Antonio Cannini

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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