Rimini/ Le banche specchio della crisi di una città

La situazione politica, economica e sociale di Rimini sembra ormai avviata al punto di non ritorno. Ovviamente in senso negativo. In una classe politica inadeguata (vale sia per chi governa, sia per chi sta all'opposizione), si specchia una situazione economica decisamente difficile per la media, piccola e piccolissima impresa (a dire il vero neanche tanto tutelate dai propri organismi di rappresentanza) e, di riflesso, per chi, a vario titolo, lavora a stipendio fisso.

Tra le vicende che danno un'idea chiara della situazione, oltre alla telenovela "Palas" per la quale Riminipolitica prevede un esito ben più difficoltoso e meno zuccheroso di quello presentato da Cagnoni alla direzione del Pd e al consiglio comunale (in pratica, si sono autoassolti); quelle relative agli istituti di credito locali.

Per una Banca di Rimini che esce solo ora dal Commissariamento (e lo fa con le ossa rotte, sia nella raccolta, sia nella credibilità, sia nell'immagine), c'è il recente commissariamento del Credito di Romagna, del quale si legge poco sui media locali. Si vede che la "banca di Manlio Maggioli" (come usualmente è chiamata), presidente della Camera di Commercio e pezzo da novanta di Confindustria Rimini, non fa notizia. Sarà così. E poi c'è l'ispezione conclusa da poco da parte della Banca d'Italia alla Carim, il maggior istituto di credito cittadino. Chissà come andrà a finire visto che di questa ispezione non si sa l'esito. Ma quel che filtra lascia poco tranquilli. Intanto la Carim ha presentato il proprio bilancio 2009. Che ha chiuso in rosso di 30 milioni. Un altro segnale negativo. (nella foto: un banchiere riminese mostra le riserve accantonate dal suo istituto).

Antonio Cannini

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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