Palacongressi/ Arrivano le fibre in carbonio. Siamo al disatro finale?

Dopo un agosto scoppiettante e i primi giorni di settembre con bombe al fosforo tirate giornalmente sui giornali (eccetto il quasi silenzioso "Carlino"), una quiete di tomba è calato da una decina di giorni sull'astronave Palas, e sui suoi traballanti piloni. A parte qualche sporadica e sommessa uscita de "La Voce", ed accuse istituzionali all'impresa costruttrice (anche queste però molto sommesse, quasi a non far incavolare troppo l'accusato che, non si sa mai, potrebbe rispondere...), tutto tace. Il motivo? In questi giorni, ad un osservatore attento non potrà sfuggire l'andirivieni di camioncini con strani "rotoli" neri, che fanno la spola con il cantiere.

Cantiere tra l'altro che, mentre fino a due/tre mesi fa era completamente aperto e privo di qualsiasi misura di sicurezza, tant'è che chiunque avrebbe potuto entrarvi e farvi dentro la pipì, oggi è bello transennato e vigilato da giovanotti e giovanotte marchiati "Rimini Fiera". Dicevamo: cosa sta succedendo? Non dovrebbe essere difficile indovinare che si stanno montando i famosi adesivi in carbonio che dovrebbero fare le veci delle staffe d'acciaio mancanti nei piloni oppure, come qualcuno dice, esistenti, ma non poste a distanza di legge. La cosa è interessante perchè è su questo argomento, o più esattamente su questo intervento in extremis, che si consumerà lo scontro finale (il "final countdown" degli amanti del genere spaziale, visto che parliamo di un'astronave!) sulla gigantesca e costosissima opera voluta dal "magnifico" e dalla sua cerchia, e che i bravi riminesi e i loro discendenti dovranno pagare. Scontro finale perchè?

Perchè l'utilizzo degli elementi di rafforzamento in carbonio, dicono i tecnici non coinvolti (pochi, e quindi in qualche modo da considerarsi più attendibili), è consentito solo per i fabbricati "esistenti", e quindi per rafforzare le strutture sismiche di immobili costruiti prima dell'entrata in vigore delle norme antisismiche, e che per qualche motivo, si intende rafforzare. Non sarebbe il caso, quindi, dell'indigena astronave congressuale, in quanto progettata con le staffe d'acciaio previste dalla legge, ma di fatto costruita senza, o comunque senza che esse rispettassero le distanze di legge (o, più probabilmente, tutt'e due le cose insieme).

Quindi, in parole povere, questi rivestimenti in fibra di carbonio possono essere usati per rafforzare vecchi fabbricati, ma non per sanare fabbricati costruiti in violazione delle norme vigenti. A pensarci bene, questa tesi almeno ha una logica comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Se così non fosse, tutti potrebbero prima costruire senza rispettare le (costose) norme antisismiche e poi (magari se scoperti) sanare con l'involucro di carbonio. Ecco perchè, probabilmente, tutto questo mistero ed ecco perchè, probabilmente, gli avversari dichiarati del Palas attendono al varco l'esito di questi innesti "carboniferi", per poi aprire un contenzioso non meno micidiale di quello del mese scorso. A conferma che, molto spesso, la quiete (apparente) precede la tempesta. (nella foto, una misteriosa componente del consiglio d'amministrazione del Palas tenta di incollarne i pezzi alla bell'e meglio).

Antonio Cannini

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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