Vita riminese/ La Curia incassa 17 milioni e chiude la Chiesa di Sant'Agnese. Bravi, bravi...

In questa città, ridotta dopo anni di cura "Zanziniana", "Biaginiana" e "Befaniana" a un deserto ove i rari passanti si guardano da lontano stupiti che ancora qualcuno, specie dopo le sette di sera, giri ancora per la strada, accadono comunque ancora alcuni episodi che ci fanno capire come al peggio non ci sia fine. Da un paio di giorni, la centralissima Chiesa di Sant'Agnese (per il 99% dei riminesi che ormai non vanno in Centro da anni, è in via Garibaldi, a circa 150 metri da Piazza Tre Martiri), è stata chiusa dalla Curia, presumibilmente, anzi sicuramente per risparmiare il costo di tenerla aperta. Gli scaccini costano.

A lato della facciata campeggia un patetico cartello (piccolo piccolo) in cui "i negozianti della zona deplorano la chiusura dell'edificio sacro" e, più o meno, invitano la Curia a ripensarci. Il motivo è ovvio: in un deserto dei Tartari come la via Garibaldi, anche la povera Chiesa di Sant'Agnese "faceva un po' di movimento". Il bello è che questo avviene a pochi giorni dalla delibera con la quale la Curia riminese ha incamerato dall'obbediente Comune la modica cifra di 17 milioni di Euro (!!!) o giù di lì, per l'affitto del mostruoso "ex seminario" alle pendici di Covignano, con le spese di ripristino e manutenzione a carico del Comune stesso.

Ne dovrebbe venire un "Polo scolastico" dove, ogni mattina, in una mezz'oretta dovrebbero confluire (e poi defluire) qualche migliaio di poveri studenti, "scaricati" sulla rampa di via Covignano, larga lì, al massimo, 4/5 metri! Come qualcuno ha detto, si tratta - e rimarrà sicuramente in futuro - dell'unica opera significativa della neo deputata Elisa Marchioni che, sicuramente, con questo ha messo a segno una "grande opera" (o diremmo meglio "un'opera buona", ovviamente per la Curia). Tuttavia vien da chiedersi: con un regalo simile, i nostri amministratori non avrebbero potuto imporre al potentissimo interlocutore ecclesiastico un codicillo con il quale lo si impegnava almeno a tenere aperte le Chiese? Non crediamo che qualche migliaio di Euro per un sagrestano avrebbero mai rovinato la Curia riminese, ma men che meno ora che ha ricevuto dal nostro furbissimo Comune un regalo di una quarantina di miliardi, come si dice, del vecchio conio.

A meno che, in cambio, gli appunto astutissimi amministratori riminesi non abbiano ottenuto qualche altro beneficio ecclesiastico. Per esempio presso l'ipermercato Befane, la costruzione di una Cappella votiva a "Sant'Elisa dei Miracoli" o, "Sant'Alberto dei sette dolori". In effetti, la delibera ex seminario sa molto di miracolo soprattutto, ovviamente, per la Curia beneficiaria, mentre per quello che riguarda Alberto Ravaioli, non c'è dubbio che, con quello che sta passando in questi giorni, con i vari Buldrini, Zanzini, Rifondaroli, ecc., sette dolori forse sono anche pochi: a proposito di Zanzini, a suo modo anche lui ha stabilito un record: è stato cacciato per l'unica cosa buona che ha fatto (dissentire dall'operazione "Murri"), e non per le migliaia di disgrazie che ha combinato in questi anni come Assessore. Anche questo è un modo di passare alla storia. (nella foto. la Chiesa di Sant'Agnese, chiusa).

e.v.b.

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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