Amministrazione locale/ Sul Palacongressi di Rimini, è ora di fare un'analisi

Qualche lettore ci ha chiesto perchè la nostra testata, che spesso - già da molto tempo - si era occupata approfonditamente del "Palas", sia silenziosa oggi su questo tema. Oggi, cioè, quando tutte le perplessità manifestate trovano conferma e, si può dire, conferma clamorosa. E' una scelta voluta.

Nei giorni scorsi, quando tutti ne parlavano, anche le migliori analisi si sarebbero andate a perdere nell'alluvione di notizie che, come l'acqua da una pentola sfondata dal vapore, arrivavano in ogni momento. Solo ora, quando l'alluvione è in - almeno momentaneo - calo, in attesa di riprendere, ovviamente, quando verranno rese note le ipotesi di recupero, crediamo sia giunto il momento di un riassunto (pacato e ragionato) sul tema. Anche perchè esso, al di là del suo peso intrinseco come vicenda, ha messo a nudo, meglio di ogni altro, il dramma di una città retta (?) da una "certa" classe politica.

Primo punto. I vizi costruttivi del Palas, paradossalmente, non sono il problema vero. O, più esattamente, sono un problema vero, ma non - secondo noi - il più grave. Il più grave è la montagna di debiti presenti (derivanti da un enorme costo della costruzione) e futuri (disavanzi della gestione ordinaria) che penalizzeranno all'infinito i cittadini riminesi. Questo per un'opera faraonica - piazzata in un luogo infelicissimo - che, per l'interesse (dubbio) di pochi (alcune gestioni alberghiere, qualche società di servizi) in un settore in crisi "prima" dell'inizio dei lavori, sacrifica l'interesse di molti (quasi tutti) chiamati a pagare le velleità megalomani (ma ben retribuite...) dei promotori di questa follia economico-edilizia.

Secondo punto. I vizi nella costruzione, per parte loro, una volta emersi hanno avuto il merito di mettere in luce il micidiale intreccio di interessi/conflitti che hanno "gelato" in questi anni, in tutti i campi, la politica di questa città emarginando i (pochi) spiriti liberi, capaci e critici. A vantaggio di una "casta perfetta" che, al di là delle differenze solo apparenti di facciata e sigla (maggioranza - opposizione), attingeva allo stesso piatto pagato (caro però) dai cittadini. Ecco perchè al momento del "rendez vous" con la realtà tutti: maggioranza (non vale la pena farne i nomi, tanto nessuno ha una sua rilevanza) e opposizione (idem: salvo uno, il Signor Piacenti che si è distinto e merita quindi - lui solo - una citazione) si sono trovati dalla stessa parte stretti "a coorte" attorno all'ex "magnifico" da cui, come i commensali di Don Rodrigo, dipendevano totalmente, tanto che, cominciando a dire sempre di sì dalla minestra, arrivati al dolce, non si ricordavano nemmeno come si faceva a dire di no.

Terzo punto: psicologicamente tutto da studiare. Come mai, mancando delle strutture antisismiche, tra l'altro in modo così evidente, lo si è negato fino all'ultimo momento, pur apparendo facile l'accertamento e, quindi, facile l'esser smentiti? Qui, i bene informati, chiamano in causa il secondo punto. Era tale la certezza dei protagonisti (soci, amministratori, sottopancia e giù a scendere) di essere "coperti" su tutto il fronte da indurli alla sicurezza che mai e poi mai la realtà (pur macroscopica) avrebbe potuto emergere. Ecco perchè, al di là dell'episodio, "Palas Rimini" è un esempio illuminante della nostra vita politica amministrativa, pensiamo, ormai irrimediabilmente degradata. Nello specifico, forse, questo è derivato anche dall'immensa mole di deroghe e favori già incamerati da questa iniziativa, tali da far pensare che anche quest'ultimo "dettaglio" (la mancanza di elementi antisismici) avrebbe potuto "passare", magari "coperta" da una mega-inaugurazione con tanto di Capo del Governo

A proposito di deroghe, sarebbe opportuno se qualcuno ricordasse dove sono finiti i milioni di metri cubi di terra (argille per lo più) scavate per il Palas. Qualcuno lo ricorda? Anche allora vi fu una deroga alle vigenti norme ambientali. Se nessuno lo ricorda (com'è probabile) lo si chieda agli abitanti delle rive del Marecchia a Santa Giustina. Lì, nel fiume o meglio, nei suoi argini, finì la terra di scavo.

Quarto punto. L'Informazione locale. Quando che il Palas fosse una rovina (economica) lo dicevano in pochi (Mario Ferri, Lugaresi sul suo sito, noi...) ai più interessava poco o nulla. Ai giornali men che meno. Poi, da ultimo, "La Voce" si trasforma (come dice Lugaresi) in "Libero" (!) e la bolla esplode. Il "Corriere", passabilmente (dopo un primo attimo di comprensibile sconcerto...) fa il suo mestiere. Il "Carlino" invece (l'altro giornale di destra) sta tutto con Cagnoni. Perchè? Fantastico il suo titolo di qualche giorno fa (il giorno dell'"esplosione" dell'"affare"): "La Procura blocca il decollo del Palas" (vedi! I soliti magistrati rompicoglioni e moralisti...). Dicevamo, perchè? Noi qualche idea l'abbiamo. Vediamo se qualcuno indovina.

E visto che siamo in vena di domande, qualcuno si ricorda che l'opera faraonica avrebbe dovuto essere finanziata con il collocamento in Borsa delle azioni di Rimini Fiera? Questo appena tre-quattro anni fa. Tre - quattro, non cento. Collocamento, ovviamente, fallito, in quanto giudicato dagli analisti, inattuabile e svantaggioso. E nonostante ciò si è andati avanti a testa bassa. Indebitando noi ed i nostri figli per l'eternità e, magari, un po' di più. Bell'affare... (nella foto, scattata nel 2015, riminesi in fila all'Agenzia delle Entrate per pagare i debiti accumulati dal Palas)

E.V.B.

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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