Politica nazionale/Cialtroni e fannulloni non sono il nocciolo del problema

Prendiamo due definizioni di successo di due ministri di successo. E preavvertiamo che il ragionamento che vi sottoponiamo non nasce nè da voglia di fare polemica nè da sensi di antagonismo nei confronti del potere ma dalla semplice ricerca di chiarezza. Il ministro Brunetta, un anno fa ha definito "Fannulloni" una parte dei dipendenti pubblici. Così facendo ha anche dato loro la maggiore responsabilità di quanto nella macchina pubblica non funzioni. E' un concetto di successo anche perchè individua in modo immediato la causa del male e pone pure il rimedio che al tempo stesso e' anche la giusta punizione. Il ministro somministra la sua medicina e le cose migliorano per poi tornare a peggiorare dopo alcuni mesi.

Brunetta non si arrende e dopo un anno arriva alla conclusione che il problema dei fannulloni è solo un aspetto della questione e che vi sono problemi più profondi di carattere organizzativo. Va dato a Brunetta il merito di essersi impegnato a capire ed a correggere, in un ambiente dove, come si può vedere tutti i giorni, la buona cura degli affari secondo la misura del buon padre di famiglia, non e' la regola. Se, invece, cosi fosse stato, Brunetta non avrebbe avuto bisogno di un anno per arrivare a capire che c'è una causa a monte dei "fannulloni".

Nel frattempo, immodestamente consigliamo al ministro di ricorrere ancora di più al parere di quegli esperti, e ce ne sono, che da tempo conoscono tutta la filastrocca delle inefficienze. Così fa prima a definire i problemi e magari ad entrare in conflitto con quella politica che di inefficienze vive.


Il nostro Tremonti, con la sua erre moscia, ha definito "cialtroni" gli amministratori delle Regioni del sud. Ho l'impressione che possa fare piacere a moltissimi che un ministro definisca con quel nome degli amministratori pubblici, indipendentemente dalla loro posizione geografica. Lungi dall'essere tenero con gli amministratori pubblici locali, dal cui novero, a suo tempo, non ho potuto fare a meno di uscire, non posso nemmeno fare a meno di ricordare a tutti, ministro compreso, che almeno da trent'anni le analisi sull'argomento si sprecano. Ciò per dire che in tutta la sua estensione, del fenomeno conosciamo quasi tutto, compreso il fatto che molta parte delle cause possono essere attribuite al modo di funzionare della politica e quindi anche dei partiti.

Di conseguenza, credo proprio che quelli che si possono chiamare fuori siano molto pochi. Ho praticato sufficientemente a lungo e sufficientemente a fondo la politica per potere dire con tranquilla fermezza di avere ascoltato tante dichiarazioni innovative al riguardo, ma di non avere mai visto gente al lavoro ad una riforma operante. Nè mi risulta che ci si sia preoccupati più di tanto tutte le volte che si e' andati ad elezioni locali, dove uno dei criteri che conta molto per essere in lista non va d'accordo con l'efficienza amministrativa.

La domanda che non porrei sicuramente al ministro perchè gli sarebbe facile farmi apparire una malalingua è: "In quanto uomo che conta molto non si sente anche molto responsabile dello stato delle cose? E non tanto per gli anni che sono già trascorsi ma per quello che non si vede fare?". E, ripeto, non sono un antigovernativo nè sono voglioso di polemiche.


steve

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