La spesa per la politica

La spesa per la politica. Ossia sui modi per ridurre il costo del nostro apparato politico-amministrativo. Prima di tutto intendiamoci su cosa vogliamo parlare. Con più precisione, noi intendiamo argomentare sulla spesa per quel complesso di persone che dal consigliere del piccolo Comune fino al presidente della Repubblica, passando per i tanti enti collegati o partecipati sono a capo delle nostre istituzioni.

Il loro numero è compreso tra le 150mila e le 200mila persone e il loro costo, secondo uno studio di Confindustria, si aggira attorno ai 4.000 miliardi di euro. Citiamo, e non a caso, i numeri per confrontarli con le previsioni di risparmio che spesso sentiamo dai nostri dirigenti nazionali. Mettiamo in evidenza come le spese in meno possono essere poca cosa se si propongono, come è accaduto, singole riduzioni a spizzichi ed a bocconi. Ci sovviene la proposta di riduzione del 10% nei compensi dei nostri parlamentari, che può colpire la immaginazione dei cittadini, ma che ha ben scarsi effetto sui conti e si può continuare con altre proposte che sono state recentemente fatte.

Noi intendiamo per riduzione altra cosa ed altro metodo. Noi vorremmo che la politica, invece di fare continui annunci in merito, ne facesse solo uno, stabilendo fino a dove intenda fare scendere la spesa pubblica in questo specifico settore ed indicando il gruppo di esperti che, in tempi brevi, definisca tempi e modalità di riduzione. Certo, comprendiamo che in questo modo la gloria cala, ma il risultato ne guadagna, e questa è la cosa che a noi interessa.

Aggiungiamo che questo calo dovrebbe essere fra i 4000 ed i mille miliardi di euro. Azzardiamo questa cifra perchè indicativa di un ridimensionamento sostanziale che inverta in modo netto una tendenza che negli ultimi decenni ha visto gonfiare l'organico degli apparati politici. Occorre ridurre il numero degli addetti. La composizione degli organi va ricalcolata in aderenza alle necessità reali del Paese e non a quelle dei partiti.

Ci piacerebbe sapere in base a quali criteri di efficienza o di democrazia noi abbiamo bisogno di 1000 onorevoli invece che 500 (come ogni tanto ci dicono dai partiti), e magari con un discreto numero eletti dalle Regioni. Così questi ultimi sarebbero graziosamente e direttamente indicati dalle segreterie dei partiti. Perchè non piuttosto 200 oppure 100? Crediamo davvero che la democraticità del sistema e l'attenzione alla configurazione dei problemi locali dipenda da un alto numero di parlamentari o di consiglieri e non invece dalla loro selezione e formazione?
Noi crediamo di più in queste ultime e vorremmo spendere un po' di euro in più per questi scopi sui molti che vorremmo risparmiare.

Steve

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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