Amministrazione locale/ ve l'avevamo detto che il Palas era un buco nell'acqua...

Purtroppo ci avevamo visto giusto un'altra volta: il Palacongressi di Rimini si sta dimostrando quello che avevamo preventivato: un buco enorme nei conti pubblici che i cittadini, attraverso la tassazione locale, dovranno pagare di tasca loro, al di là di quanto inizialmente preventivato. Un sentito grazie da tutti noi a Lorenzo Cagnoni e al suo gruppo dirigente: bravi. Proprio dei fenomeni. Non per farci belli ma in un articolo del 10 dicembre 2007 scrivevamo, riferendoci ai Palas di Rimini e Riccione (quest'ultimo grazie al lavoro del sindaco Pironi e del Cda ha recuperato alla grande): "Il peso di soluzioni a volte inadeguate, a volte assurde, qualche volta distruttive, caricato in continuazione sulle spalle di una società ormai chiaramente in affanno, per quanto sarà ancora compatibile con il normale sviluppo di una comunità e di un territorio?".

Nè si può dire che altri colleghi e testate non abbiano fatto il loro lavoro. Dalle pagine del quotidiano La Voce, l'8 aprile 2008, il commercialista Mario Ferri ammoniva a proposito dell'ingegneria finanziaria prevista per la costruzione del nuovo Palacongressi: "E' un'operazione indubbiamente complessa ed il risultato SOLO IN UN'OTTICA BENEVOLA PUO' ESSERE DEFINITO ALEATORIO". Il che significa che se le cose fossero andate come vanno normalmente sarebbe stato un disastro. "Palas di Rimini: una nave aliena "pesantissima" per i conti pubblici" era il titolo di un nostro articolo del 20 novrembre 2009. In cui contestavamo i numeri forniti da di Mauro Ioli, presidente di Convention Bureau che in sostanza prometteva: "Il nuovo palas valorizzerà la vocazione congressuale del nostro territorio". Quando a livello nazionale i tre indicatori principali: incontri, partecipanti e presenze congressuali, erano tutti negativi. E ci chiedevamo: "se questi numeri sono tornati quelli di un lustro fa, vien da chiedersi se la creazione di un palacongressi come è stato voluto a Rimini (in quella posizione incredibile, ma soprattutto a costi mostruosi e in continua lievitazione), non rischi di trasformarsi in una cattedrale nel deserto a spese dei contribuenti.

Ma, come al solito, è stato il Cancelliere, questo personaggio che vuole rimanere anonimo, così ben introdotto nelle cose riminesi e non solo, a dire sulla nostra testata con mesi d'anticipo quello che oggi i quotidiani stanno portando alla luce. Il titolo dell'articolo era emblematico: "Ecco perchè i riminesi dovranno coprire coi loro soldi il buco del Palacongressi". Ad una nostra domanda "Il Cancelliere" rispondeva: "mi ha colpito l'11 dicembre sul Resto del Carlino, un articolo a firma "M. Gra" (verosimilmente Mario Gradara, ndr) dove il giornalista, commentando le affermazioni trionfalistiche di Attilio Gardini sul sistema congressuale riminese, fa un semplice ragionamento: poichè l'"Osservatorio" di Gardini (pagato da Convention Bureau!) cita cifre da capogiro (in aumento, a fronte di tutte le altre realtà nazionali in calo...) mentre dall'altro lato i dati aggregati sulle presenze annue registrano un calo di oltre il 20%, vuol dire che il crollo è da attribuirsi tutto al settore fieristico. Quindi, nell'articolo, il buon "M. Gra", si chiede: "Possibile?". Proprio così! Bravo "M. Gra"!! Possibile? No, infatti, non è possibile. In realtà, questo piccolo esempio dimostra che l'uso disinvolto delle cifre e lo scarso rispetto per la matematica ed il buon senso porterà a questi risultati". E continuava: "Il bello è che… il presidente della Fiera/Palacongressi dice: "... Sarò leale (!!!)... vicini all'inaugurazione scopriamo qualche problema di iniziale timidezza (!!!) nei costi di gestione. Ma restano perfettamente ammissibili". Esilarante; se non fosse che, di solito, queste affermazioni preludono alle catastrofi… il senso di quell'articolo è un mettere le mani avanti su dati già arcinoti, e avvisare che fra poco, come si dice, qualcuno (i soliti enti pubblici soci, cioè i cittadini) dovrà "pagare la bevuta".

L'intervista è del 28 dicembre 2009. Cosa leggiamo oggi sui giornali? "dai 65 milioni preventivati dal primo piano finanziario il debito è salito a 105 (!) milioni". "C'è un contenzioso di circa 7 milioni con la ditta che sta realizzando l'opera". "Le arre da vendere dalle quali ricavare 24 milioni circa da spendere per pagare parte del debito renderanno un 20% in meno". "Il mutuo di 32 milioni d'euro con le banche non basta più e dovrà essere portato a 46 milioni". "Entro la fine di giugno devono saltare fuori 9 dei 18 milioni dovuti dai soci pubblici alla ditta che sta lavorando altrimenti il cantiere non avanza". Stiamo parlando (come al solito con la massima leggerezza, alla riminese...) di cifre enormi che i contribuenti di Rimini e della Provincia dovranno sostenere. Pagare di tasca loro. Per un'opera che in molti avevano capito come "assurdamente pensata", soprattutto nella parte finanziaria, fin dall'inizio.

Forse sarebbe meglio che i riminesi che, come al solito guardano le cose dall'alto in basso (sono tutte patacate...), una volta tanto si svegliassero e si ricordassero che i debiti hanno un brutto vizio, anzi due: tendono ad aumentare e devono essere pagati. Ora una domanda: paghiamo sempre noi o si può sperare nel rotolamento di qualche testa? (nella foto: il Cda del Palas guarda la meraviglia che ha combinato)

Antonio Cannini

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   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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