Politica economica/ Ridurre le Province? Non lo faranno. E comunque non basta

I tagli alla spesa sono da fare e sono altrettanto indispensabili di una operazione chirurgica da cui dipende la sopravvivenza. Le modalità sono sempre discutibili e non intendo inoltrarmi nel loro merito. Intendo invece cogliere alcune dichiarazioni che mi sembrano assai significative per esplorare un pezzo in più della attuale situazione. Credo che valga per tutti la denominazione generale "RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA ". Ebbene il primo brivido si ha imparando che in questi anni la spesa corrente ha accelerato la sua corsa.

Il fatto è chiaro, gli indirizzi politici vanno da una parte ed i comportamenti reali dall'altra parte. Sotto i miei occhi, mentre si proclama la necessità della riduzione dell'apparato pubblico si progetta un'altra Regione. Lontano dai miei occhi ma in buona parte catalogati nella mia agenda ho una serie di notizie relative alla crescita degli apparati e dei costi relativi e di una spesa che spreca molti più soldi a causa della relativa anarchia e mancanza di siatematicità che è causa dei ladrocini. IL DANNO DI GRAN LUNGA MAGGIORE E' LO SPRECO e non le ruberie, anche se queste ultime sono più riprovevoli.

Per chi si vuole fare una cultura al riguardo ci sono diversi libri che elencano in modo assai esuriente la faccenda. Da Costa a Cervi a Rizzo e Stella ed altri ancora. Ancora, proprio in questi giorni assistiamo a dichiarazioni da più parti sulle province. Ricordiamo che col recente provvedimento si prevede la chiusura di quelle con poco più di 200milaabitanti. Dai giornali apprendiamo che la cosa riguarda circa 10 province, su un'altro ho letto 20 province ma la sostanza non cambierebbe. Non entriamo nella polemica province si, province no, cogliamo invece la intensità della voglia di cambiare che la politica ci mette in quel provvedimento e diciamo con calma ma senza tentennamenti che ci sembra molto vicina allo zero. E' questo è quel che conta.

Di questo passo non si cambia proprio un bel nulla. Ora cerchiamo di essere chiari e concisi su due concetti. 1) Se la crisi attuale non è sufficiente a fare muovere la politica occorre pensare ad un'altra spinta tanto forte da diventare inesorabile e comunque essa possa essere costruita chiama in causa i cittadini. 2) Il ridimensionamento della spesa e degli apparati hanno senso ai nostri occhi se assumono un carattere sistematico con tutte le correlazioni e la durata nel tempo necessaria ma a cominciare da subito. L'obiettivo ha una importanza e portata tali che travalica la politica, riguarda la società presente e futura e dalla società intera devonossere forniti i progettisti del riordino, con mandato ampio. Le discussioni, come spesso vengono condotte, anche se di tanto in tanto cogliamo parecchi raggi di luce, che vorremmo convergessero, a noi sembrano avere il sapore di atteggiamenti incomprensibili.

E' la casta che si difende? Mah! Un altro particolare, per così dire. Il finanziamento alla politica o meglio ai partiti. Una domanda: e se si finanziazze la formazione e la selezione della dirigenza politica con una parte dei risparmi ottenuti diminuendone le rappresentanze nelle istituzioni? A conclusione udiamo parecchie vocine che ripetono che i risparmi ottenibili mettendo mani agli enti sono marginali, noi siamo di opinione un po' diversa ma probabilmente molto dipende dal fatto CHE ABBIAMO UNA OPINIONE MOLTO DIVERSA SULLA PORTATA DEI CAMBIAMENTI DA METTERE IN CANTIERE. Ed occorrono (con rispetto), tutte le Marcegaglia d'Italia ed altri ancora per farlo.

Steve

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