Politica nazionale/ Scontro Fini - Berlusconi. Ne rimarrà soltanto uno. Forse

Fini e Berlusconi. Ci sono diverse interpretazioni riguardo allo scontro tra i due avvenuto in piena direzione del partito, appositamente convocata, anche se si è finto il contrario. Avvengono queste cose nella moderna ma arcaica politica dove si reputa indispensabile mettere in scacco il "nemico" mostrando che è ininfluente e facendo nello stesso tempo vedere i muscoli. C'è chi dice che lo scontro tra i due era destinato a scoppiare a causa di due caratteri e due ruoli da recitare non più compatibili e c'è chi invece dice che negli ultimi tempi si siano andate aggravando le differenze nei rispettivi modi di concepire la politica.

A Fini sono rinfacciati, anche dai suoi ex, i cambiamenti degli ultimi tempi ed in special modo le sue tesi sull'immigrazione. Forse la ragione del dissidio politico sta in una miscela inestricabile di motivazini politiche e personali. Se posso azzardare un'opinione, un personaggio tutt'altro che tenero come Fini, avrebbe avuto prima o dopo delle difficoltà a lavorare come secondo di Berlusconi il quale ha personalizzato e non di poco la gestione del partito. Molto probabilmente, se fosse rimasta l'alleanza tra Forza Italia e An i guai sarebbero stati meglio gestibili.

Al di là delle formule di convenienza la Lega è forse più rispettosa di quanto lo sia Fini? E' questione di opinioni. Non sono invece opinioni le conseguenze della "rissa". La prima è costituita dal fatto che, a meno che Fini non venga cacciato oppure sia quasi azzerato il suo gruppo tramite una campagna acquisti, per il Pdl e per Berlusconi inizia un periodo nuovo perchè oltre la sua, nel partito c'è anche un'altra voce che, come accade in politica, accende i riflettori sui punti critici della maggioranza. Dovrebbe essere una cosa normale: è la democrazia. E che venga fatto con una corrente o con un gruppo altrimenti configurato è sì importante ma non conta più che tanto. Se non per gente non abituata. Come tanti dirigenti del partito che gridano al tradimento.

Secondo punto critico: il federalismo fiscale. Per quanto ci risulta, al di là dell'inevitabile ottimismo di facciata, in parecchi sanno di non avere le idee ben chiare su questa faccenda.Che se butta male può mettere in ginocchio il Paese. E sono diverso gli ambienti che pensano che le probabilità negative prevalgano su quelle corrette. Notate bene: oggi si dice di voler andare avanti. Lo stesso Berlusconi dice oggi che il Nord lo vuole, ma è lui che vuole barattare presidenzialismo contro il federalismo. E' questo che cementa il patto con la Lega, non altro. Ed è un altro fatto che Fini, con il suo gesto, si è almeno parzialmente smarcato dalla necessità di procedere ad ogni costo, e già ha annunciato che prima vuole che siano mostrati i costi dell'operazione.

Come possiamo intuire, forse i caratteri hanno influito ma di legna al fuoco già n'è stata messa ed altra è già pronta. Non è quindi solo questione di nervi, ci sono differenze politiche reali che non portano ad altri partiti ma a diversi progetti all'interno di una stessa visione d'assieme. Concludo menzionando Salvati, un economista ed articolista del Corriere della Sera che osserva come il Pd sia troppo anarchico ed abbia bisogno che sia riconosciuta una guida centrale mentre il Pdl ha la caratteristica esattamente contrapposta e ha bisogno che la guida carismatica sia temperata da altre voci nel partito, per il bene di entrambi e di tutti. Mi sembra un'osservazione opportuna. Come opportune mi sono apparse le dichiarazioni e l'astensione nel voto alla direzione nazionale del Pdl dell'ex ministro Beppe Pisanu. (nella foto: non avendo trovato immagini della lite fra i due leader politici, giacchè le tv nazionali, coraggiosissime e indipendenti come al solito, hanno praticamente censurato lo scontro, abbiamo pensato di pescare un'immagine da un western di Sergio Leone. Lee Van Cleeef e Clint Eastwood estraggono contemporaneamente le pistole. Almeno, crediamo siano loro...).

Steve

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