Corruzione: riguarda solo i politici?

Al riguardo del tema corruzione così ha scritto Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di domenica 21 febbraio. Vi consiglio la lettura paziente ed intera di quanto abbiamo estrapolato da quell'articolo perchè è una una descrizione esperta e realistica del fenomeno. E fa anche un passo in avanti nel necessario passaggio dalle analisi alle proposte.

CORRUZIONE

"Di chi può essere la colpa della corruzione italiana se non della politica? Di chi se non dei politici, beninteso di quelli per cui votano gli altri? Si mettano dunque l'una e gli altri sul banco degli accusati per la meritata inevitabile condanna. Così la pensano oggi moltissimi italiani i quali non vogliono sentirsi dire che la coruzione di questo Paese - anche quella pubblica - è invece qualcosa che viene dal profondo, che rimanda alla storia vischiosa, oltre che del nostro Stato, della nostra società; ai suoi meccanismi e vizi inveterati. No guai a dirlo: si è subito sospettati di volere cancellare le responsabilità individuali, di volere salvare i ladri. Che c'entriamo noi con la corruzione? La colpa è solo della politica.

In questo modo sta per cominciare oggi il circolo perverso avviatosi nel '92/'93. Infatti, se si mettono così le cose, è fatale che agli occhi del'opinione pubblica l'immagine della politica e di tutti i politici ne esca complessivamente a pezzi..." - Continua più avanti Galli della Loggia: "Sta per ricominciare alla grande, insomma, il meccanismo implacabile dell'antipolitica. Il meccanismo che si mise in moto all'epoca e i cui risultati, nonostante l'avvicendarsi di governi di destra e di sinistra, sono sotto gli occhi di tutti: allora svergognata e vilipesa, la politica non si è rinnovata per nulla, la qualità dei suoi protagonisti è anzi in media peggiorata, ed essa non è stata capace nè allora nè poi di correggere un bel nulla del sistema che aveva portato a tangentopoli.

Non è questione di pensare che la corruzione sia connaturata alla società italiana. Bensì di convincersi che essa è innanzi tutto della societa italiana. Di convincersi, cioè, che in Italia in tanto che la politica può ospitare un così alto numero di traffichini e di lestofanti in tanto che può rappresentare un ambito di elezione per un così gran numero di scambi e guadagni più o meno loschi, in tanto che, e solo in quantoche, ha come sponda, come interlocutrice permanente una società moralmente opaca come la nostra. Perchè alla fine delle due l'una, insomma: o si nega che quella italiana sia una società di tal fatta (e mi sembra davvero dificile), o si deve sostenere che tra lo standard morale della politica e lo standard morale della società non c'è nessun rapporto necessario (e si dice una palese assurdità...)". Sostiene poi il notista politico:

"Non è solo la politica, insomma, a non avere le carte in regola. Se non cominceremo una buona volta a dirci tutto questo, con il dircelo ad alta voce e dircelo di continuo, potremmo pur mandare periodicamente all'ergastolo tutti i 'mariuoli' e i 'birbantelli' del caso, potremmo pure in un raptus suicida nominare Marco Travaglio ministro della giustizia, ma rimarremmo sempre quello che siamo: una società malandrina, spietata e al tempo stesso accomodante, un paese sostanzialmente senza legge e senza verità".

Spero di avere fatto una cosa utile sottoponendovi queste considerazioni che fa il giornalista del Corriere ma che sono in sintonia anche con altri scritti di altri uomini anche di altri ambienti, pensatori che riconducono i "mali del Paese" alle nostre caratteritiche sociali, dicendoci in tale modo che la via alla bonifica è ancora più lunga, difficile e aleatoria di quanto si possa credere. Una possibile conseguenza da trarre in questi giorni di polemiche legali può essere che il pensare che per via giudiziaria (rimando il fatto che i magistrati debbano fare, e bene, il loro lavoro) sia possibile dare una svolta decisiva alla questione, sia pura fantasia o pura propaganda.

Steve

   Copyright © Riminipolitica.com - Testata giornalistica - aut. trib. di Rimini n° 12/2007 del 26 aprile 2007
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