Politica/ Dare spazio al nuovo

Sul Corriere della Sera, il ministro Tremonti ha detto una cosa assai interessante. Anche in difformità da Berlusconi, sostiene che le èlites italiane creano prodotti perfetti, come delle navi in bottiglia, col risultato, però, che come queste affondano subito. Anche in una semplice vasca da bagno. Figurarsi in mare. Qui però finisce il percorso in compagnia del ministro. E non perchè ci sia antipatico, ma più semplicemente perchè la nostra strada logica diventa diversa dalla sua. Per inciso, vogliamo fare notare come sia stato uno dei pochissimi a dire che nel "partito delle libertà" va aperto il dibattito sui contenuti illustrati da Fini, dimostrando così la sua autonomia intellettuale. E mette in rilievo anche l'importanza che avrà il congresso del Partito Democratico per il futuro politico del paese. La nostra strada invece diverge dal suo pensiero, ed in modo netto, quando descrive il mondo del governo, ma più ancora della politica in generale, come il mondo del reale contrapposto al resto, qualificato come il mondo della polemica immaginifica ed antiberlusconiana.

Non è per nulla sufficiente dire che il pensiero politico italiano è fragile come una nave in bottiglia. Al riguardo, credo sia inevitabile porsi una domanda. E' l'intelligenza collettiva, in questo caso intesa come somma di tante unità dotate di altrettanta autonomia, quanta ne mostra il ministro, ad essere così debole, od è il modo della politica italiana in tutto il suo corpaccio ad essere poco fertile da rendere stentata la crescita di qualsiasi idea? E' chiaro che il secondo dei motivi è per il momento tanto forte da gettare una ombra grigia anche su quanto c'è di valido. Personalmente l'ho gia detto, lo ripeto e lo ripeterò ancora, che il potenziale intellettuale del Paese è molto più grande di quello attualmente utilizzato per la politica. In base a quanto ho potuto toccare con mano, nella realtà provinciale, ho maturato l'opinione che nelle "vicinanze" della parte politica che frequento, ci sia un numero di persone di un talento diverse volte più alto di quello di chi "pratica". E' bene precisare che non parlo in base a criteri di democrazia etica ma di efficacia di governo. Quindi di talenti che è opportuno inserire nel processo decisionale perchè capaci di migliorare il livello di governo.

Credo, ancora, che quanto vale per la mia Provincia possa valere, se non per tutta la realtà del Paese, almeno per una grande parte di esso ed in qualche misura per tutto il suo territorio. Per me è chiaro che, se si va in questa direzione, accettando i giovani ed i "talentuosi" e, oltre che accettarli si allestiscono le condizioni per attirarli, la politica non può restare così come essa oggi è. Semplicemente, se resta così non vengono e se ci sono o se ne vanno o si creano le occasioni perchè se ne vadano. Vorrei dire a Tremonti che non è tanto l'insieme della cultura italiana che deve essere cambiata quanto la politica italiana che deve essere cambiata.

In quanto a tutte le polemiche che agitano il mondo della politica ed alle quali anche Tremonti dà molto rilievo, noi ci limiteremo a dire che, dato che tutti ne parlano, forse potranno esserci anche grosse conseguenze, ma a noi sembra che il contenuto complessivo sia quello proprio delle tempeste in un bicchiere di acqua. Se tangentopoli per dimensioni, profondità, conseguenze, è stato un vero dramma politico, oggi ci sembra tutt'altra storia. Vorremmo che diverse voci che si levano dal mondo della cultura politica ed anche da diversi responsabili di diverse istituzioni, fossero sempre di più seguite sulla strada della ragione, del coraggio e del cambiamento.

Steve

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