Politica/ Feltri, Boffo, Mauro, Berlusconi, Vescovi e Bagnini. Mancano solo i servizi segreti...

Una delle querelle politiche degli ultimi giorni, a livello nazionale, è stabilire se il direttore di "Repubblica", Ezio Mauro, abbia comprato in nero una casa. A scatenarsi nella caccia al possibile evasore non è l'Agenzia delle entrate (come ci si aspetterebbe) ma "Il Giornale", quotidiano come "La Repubblica", diretto da Vittorio Feltri e di proprietà di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio. Il quotidiano vicino al premier cita un articolo di Franco Bechis (altro giornalista "di fiducia" della famiglia Berlusconi), pubblicato sul blog di quest'ultimo nel quale è raccontato il fatto. In contemporanea con l'articolo riportato dal "Giornale", Silvio Berlusconi cita in tribunale "Repubblica" perchè ritiene lesive del suo onore le 10 domande che il quotidiano del gruppo "L'Espresso" gli rivolge da mesi senza ottenere risposta.

Non crediamo sia mai successo, in uno Stato a democrazia compiuta, che un capo di governo anzichè rispondere alle domande di un giornalista lo citi in tribunale. Un atteggiamento che ci si può aspettare da un Ahmadinejad, a capo di uno Stato teocratico; una cosa che può succedere in un Paese tipo l'attuale Russia (veramente lì ai giornalisti scomodi, a volte, succede di peggio). Ma che non si è mai verificato nell'Occidente democratico. La vicenda fa il paio con la notizia, che apprendiamo sempre dal "Giornale", del patteggiamento di una condanna presso il tribunale di Terni "per una storiaccia di molestie alla moglie di un uomo con il quale aveva una relazione omosessuale" da parte di Dino Boffo, direttore di Avvenire, quotidiano di proprietà dei vescovi italiani. Uno dei giornali più critici nei confronti delle abitudini, diciamo goderecce, di Silvio Berlusconi.

"Critico", ovviamente, come lo può essere il giornale dei vescovi: moderatamente. Ma forse è questo che dà ancora più fastidio al premier e ai suoi. Ora, noi non abbiamo gli elementi che certamente il "Giornale" avrà raccolto prima di sparare bordate così pesanti sulla concorrenza. E, in più, crediamo dovrà esibire tutte le pezze d'appoggio necessarie per comprovare, una volta di più, quanto scrive. Ma, certo, tutte queste vicende richiamano alla mente altri periodi storici, nei quali la delegittimazione dell'avversario creando prove ed utilizzando "centrali informative" tipo servizi segreti, era un'abitudine. Però, non un'abitudine di un Paese democratico.

Quando Hitler e Goering vollero regolare i conti con gli altri capi nazisti della prima ora, i fratelli Otto e Peter Strasser (e altri elementi "scomodi"), prima li fecero passare attraverso processi e accuse di omosessualità. Per poi finire con l'assassinio. La deriva che sta subendo la lotta politica in Italia, con gravi responsabilità da parte di tutti quelli che cercano lo scontro senza cercare la reciproca comprensione, può essere foriera di disastri per l'avvenire. E non stiamo parlando del quotidiano cattolico. Anche se la scelta del premier di andare ad uno scontro così violento con la Chiesa, da lui sinora blandita e "ricoperta di benefici" (materiali), appare strano. Forse l'indice di quella perdita del "limite" di cui si parla da tempo, in un uomo che, a modo suo, si considera onnipotente, ed è circondato da fedelissimi disposti a tutto per assecondarlo, dovendo tutto a lui.

Tornando alla evasione fiscale della quale è protagonista, secondo il "Giornale", il direttore di "Repubblica", la vicenda richiama anche alcuni fatti locali. E' di questi giorni la polemica sui redditi dei riminesi (la provincia più povera d'Italia secondo fonti statistiche nazionali) e i conseguenti patetici rimpalli di responsabilità nell'essere "evasori fiscali", apparsi sui giornali: industriali che accusano gli artigiani; questi ultimi che se la prendono col sistema d'imposizione fiscale e invitano a guardare verso "altri"; commercianti contro albergatori e bagnini. Con questi ultimi che, con davvero tanta dabbenaggine, scatenano una guerra contro i salvataggi per 30 euro di contratto integrativo da riconoscere in busta paga. Quando l'evasione fiscale da parte della categoria è sotto gli occhi di un qualsiasi riminese che vada ad affittare un lettino al mare anche per una sola giornata.

Anche in questo caso, il pericolo è che l'accusa reciproca e rimpallata di "sporco evasore" non serva altro che a questo: pensare di regolare i conti con dei singoli e delle categorie, salvo poi continuare a farsi, tutti quanti, gli affari propri e non pensare ad una riforma del sistema. Una riforma che può nascere solo, come scritto solo qualche riga più sopra, dalla reciproca legittimazione. Mai dallo scontro all'ultimo sangue. (nella foto: un "povero" bagnino di Rimini porta all'Agenzia delle entrate tutti i guadagni stagionali).

Flavio Semprini

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